Angri. 42anni fa si spense il Canonico Don Vincenzo Pastore, icona storica della città

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Quarantadue anni i fa smetteva di battere il grande cuore del canonico don Vincenzo Pastore, uno degli angresi più illustri della nostra storia.

Era il 31 marzo del 1980, quando dopo una lunga malattia ai reni e diabetico, il Canonico Pastore si spense a Nocera inferiore nel reparto di nefrologia.

Una figura carismatica ed attenta guida spirituale, la sua visione di ricercatore storico è stata capace di creare i presupposti per far conoscere, leggere è ricercare la storia della Universitas Terrae Angria.

Dietro il suo carattere forte e spigoloso, a volte autoritario e scontroso, si nascondeva una persona amabile e disponibile, sensibile, attento alle esigenze dei più bisognosi che ha aiutato di tasca propria.

Pastore, più del sacerdote qual era, amava principalmente ogni contatto con i suoi paesani, conosceva per soprannome e razza uno per uno.

Le sue omelie erano pietre miliari, cariche di significato non solo religioso ma anche espressioni della vita terrena di tutti i giorni dell’uomo.

Il 21 aprile del 1959 fu nominato Canonico del Capitolo Cattedrale, nel quale si distinse per fervore, esattezza e serietà, divenendo Cerimoniere nello svolgimento dei riti convittuali.

Promotore della ricostruzione della chiesa del 1600 di Santa Maria di Costantinopoli che sorge nella zona pedemontana della Città di Angri.

Sacerdote, educatore, studioso, l’uomo prima di tutto, ha saputo unire con umiltà e dedizione assoluta la vocazione di sacerdote a quella di studioso e storico locale, che fino ad allora quasi ignorata e certamente bistrattata a favore di centri più grandi e con maggiore eco nel panorama campano.

Pastore è stato uno studioso del territorio dedito a dare le origini a un popolo sano di agricoltori, storia e dignità ad Angri, che mal digeriva fosse inquadrata come contea di Nocera.

Nei manoscritti visionati a suo tempo da Pastore, Angri è descritta sin dal 79 dopo Cristo come un territorio facile da raggiungere sia da Nuceria che da Stabia, che fu sepolta dalla lava del Vesuvio in seguito alla terribile eruzione di quell’anno, e in seguito si è distinta come territorio fertilissimo per piantare e raccogliere frutta.

Pastore ci ha lasciato una preziosa opera di storia locale, “Angri: dalla preistoria ai giorni nostri”, la cui gestazione è stata lunga e complessa: per pubblicare i due volumi, usciti postumi alla morte di don Vincenzo, la prima nel suo genere su Angri, accessibile a tutti, ma quasi introvabili.

Ogni notte quell’uomo scriveva e raccontava della sua città, lo faceva nella sua dimora di via Cervinia. Appunti, ricerche, oramai per lui era come vivere in una favola ambientata nel fantastico mondo della sua terra, lavorava ininterrottamente dal 1962 al 1978, su quei manoscritti, molti dei quali dovevano essere tradotti da antichi testi e lo affiancava suo nipote, il Prof. Giuseppe detto Geppino.

L’ironia della sorte volle giocare un brutto scherzo i due volumi uscirono un anno piu’ tardi dalla sua morte nel febbraio del 1981. Quando morì ci si accorse subito che Angri aveva perduto una guida storica importante per l’intera città. Di quella figura così emblematica la città non riserva nessuna targa o strada per ricordarlo, tranne che un istituto paritario fondato dai suoi familiari.

A ricordarlo anche la nipote Adriana che all’epoca avevo compiuto 8 anni e gli dedica un pensiero: Caro Zio Vincenzo sei mancato nel momento in cui avevo più bisogno di te!

Foto di copertina

Nozze del nipote del Canonico Vincenzo Pastore, Gerardo Pastore e Carmela Orlando (genitori di Emilio e Adriana), da sinistra Don Vincenzo, Don Domenico Orlando con la sorella perpetua.