Ad Angri un tempo c’era tanta acqua, me ne ricordo nelle forme più svariate che attiravano la mia attenzione e che ora a distanza di anni riaccendono la mia memoria.
Non c’era piazza, piazzetta, angolo di strada che non ospitasse un getto libero del prezioso liquido: ovunque ti trovassi potevi dissetarti o anche semplicemente lavarti le mani o sciacquare un frutto o vedere abbeverare l’equino che trainava il carretto dell’ambulante.
In piazza Annunziata c’era una grande vasca che per un certo tempo ha goduto anche del piacere visivo d’essere illuminata, con i faretti colorati immersi nell’acqua pulita che regalavano semplici giochi di luci; nell’attuale via Monte Taccaro erano dislocate le “cinque fontanelle” famose anche nei paesi vicini per la limpidezza e leggerezza del prezioso liquido ed assieme alla fontana di via Casalanario, rappresentavano un punto obbligato per chi volesse “stipare” nei fiaschi e nelle piccole damigiane la freschezza dell’acqua del Monte Acerno che arrivava fino a noi.
In ogni giardino comunale c’era una fontanina con l’acqua che schizzava fuoriuscendo dalle artistiche vaschette di gesso prestampato e decorate con mosaici multicolori. Ricordo addirittura che nelle afose giornate estive, il camion che irrigava le strade, percorreva il paesotto in ogni dove, regalando refrigerio mentre l’acqua sfrigolava sull’asfalto rovente, ed era sempre lo stesso automezzo che la domenica pomeriggio, prima dell’inizio della partita di pallone, rendeva “praticabile” l’altrimenti polveroso campo di gioco calpestato dai calciatori della squadra di Angri.
E poi c’era la villa comunale, diventata nel tempo Giardini di Villa Doria, che ospitava grandi fontane nelle cui vasche si vedevano nuotare pesci rossi grandi come giovani merluzzi, fontanine in ogni angolo e con la deliziosa cascatella che rovesciava rivoli lucenti e gorgoglianti dalla “montagnella” verso l’ingresso della grotta sottostante.
Che tristezza in questi giorni quando, passeggiando per i viali alberati, ho notato che quasi nulla è rimasto di “quell’umido tempo”, solo una fontana è attiva rendendo ancor più difficile accettare la secca essenza delle altre due; pozze d’acqua stagnante nei pressi delle fontanine per dissetarsi, chiara testimonianza di un’incuria degna dei peggiori amministratori; e la cascatella ormai è solo un ricordo con le lastre di ardesia che indirizzavano le acque, polverose ed ormai inutili consegnatarie del tempo che fu.
E pensare che il territorio di Angri, particolarmente nella zona pedemontana, è ricco di falde acquifere tali da dissetare molti comuni del circondario, non abbastanza però da riempire qualche vasca di fontana sparsa sul territorio cittadino.
È proprio vero che l’acqua prende la forma del recipiente che la contiene ed in questo caso il vuoto della gestione ben rappresenta tutto il ragionamento che ne consegue.

