Quando parliamo di urbanistica, di RUEC, di monetizzazione degli standard urbanistici, di PUC, sembra si affrontino argomenti strettamente tecnici e puramente teorici.
Ma non è così.
Parliamo della qualità della nostra vita quotidiana, del nostro modo e delle nostre possibilità di vivere la città, se volete anche della dignità che ci tocca in qualità di scafatesi.
Prendete Corso Trieste, una delle principali e più antiche arterie della nostra città.
Di notte (e non solo) è una pista di formula uno, ma il Sindaco dice che non si possono installare dossi o dissuasori di velocità perché non ci sono arterie di scorrimento veloce alternative, per eventuali transiti di mezzi di soccorso.
Nel frattempo per lunghi tratti di strada, soprattutto verso San Pietro, non esistono né marciapiedi né percorsi pedonali, con uno dei lati della già strettissima carreggiata perennemente occupato da macchine in divieto di sosta, e con pedoni e genitori con passeggini a fare da slalom tra le vetture ferme o in transito, a volte nello spazio di pochi centimetri.
Ovviamente, per una consuetudine tacita, le auto in sosta vietata possono tranquillamente rimanere dove sono, perché in assenza di parcheggi un intero quartiere non saprebbe sostanzialmente come tornare a casa.
Per tacere, poi, della completa assenza di strutture e di servizi, di aree verdi, di luoghi pubblici e destinati alla socialità.
Una amministrazione seria studierebbe come risolvere, nell’insieme, questo appunto insieme di problemi e criticità. Programmerebbe urbanisticamente la città per trovare ed allargare spazi, per costruire e realizzare servizi, parcheggi, passaggi pedonali, strade sicure per automobilisti ma soprattutto per chi sceglie (o è costretto) di camminare.
Invece le politiche urbanistiche di Salvati sono tutte volte all’improvvisazione, al cemento per il cemento, agli ampliamenti di volumetrie, alla possibilità di monetizzare (e cioè acquistare il diritto di non realizzarli) gli standard (parcheggi, aree verdi, etc) che i privati dovrebbero cedere alla comunità quando edificano.
Perché quando discutiamo del regolamento per la monetizzazione degli standard urbanistici e del RUEC approvati da Salvati e Santocchio, di questo stiamo parlando: di strumenti regolamentari che certificano, permettono, nuovo consumo di suolo senza programmazione e senza redistribuzione di spazi e servizi per la collettività, con a guadagnarci solo pochi grandi interessi privati.
Per questo l’urbanistica nella nostra città è una grande questione democratica, che ci parla della Scafati che viviamo e soprattutto vivremo.
Non pensiamo siano questioni tecniche, parliamo della nostra vita quotidiana.
Michele Grimaldi, capogruppo democratici e progressisti.

