Guerra in Ucraina, non solo crisi energetica ma rincari in generale su tutti i prodotti e già si sentono dopo quattro giorni dall’invasione russa che ha scosso con sé ricadute pesanti anche per la tavola e le tasche degli italiani.
Il balzo dei prezzi sui mercati mondiali delle materie prime alimentari si registra nelle quotazioni del grano e della pasta.
Quest’ultima – fanno notare da Assoutenti – che già a gennaio ha subito un rincaro del 12,5%, potrebbe arrivare a costare il 30% in più rispetto allo scorso anno.
Il prezzo del pane, cresciuto del 3,7% lo scorso mese, potrebbe subire aumenti del 10%.
Gli analisti tuttavia, anche tenendo conto del costo di energia e gas alle stelle e dell’inflazione che tende a stabilizzarsi sugli alti livelli di adesso, ritengono che l’aumento di due beni di consumo primari per gli italiani come pane e pasta possano gonfiarsi fino ad arrivare a un 50% in più.
Il Cai (Consorzi Agrari d’Italia) lancia l’allarme indicando che le quotazioni di grano tenero sono “a livelli mai visti prima d’ora e le prime conseguenze potrebbero ricadere presto su consumatori e agricoltori”.
Federalimentare ritiene che il costo della pasta potrebbe superare il 10%, percentuale che si aggiunge all’aumento del 10% avvenuto a fine dello scorso anno.
In questi giorni abbiamo visto anche in Italia file di auto ai distributori per fare il pieno prima che i prezzi aumentassero ancora di più e ora gli effetti ci sono anche sul pane e la pasta.
La Russia e l’Ucraina insieme rappresentano circa un terzo delle esportazioni globali del grano e dunque il dato ci fa capire chiaramente perché dei rincari.
La Russia è la prima nazione al mondo che esporta vendo il prodotto a tutto il mondo. Secondo Coldiretti il grano in meno di 24 ore dall’inizio della guerra ha fatto un balzo di + 5,7%: un bushel (uno staio italiano) costa 9,34 dollari il prezzo più alto negli ultimi nove anni.
Il grano che arriva dall’Ucraina in Italia serve per produrre pane e biscotti e mezzo chilo di pasta in queste prime ore di conflitto è già aumentato di 20 centesimi di euro.
Dall’Ucraina arriva anche molto mais (circa 36 milioni di tonnellate) che serve per alimentare il bestiame.
In Italia negli ultimi dieci anni è diminuita molto la produzione di mais e dunque è costretta ad importare quasi il 53% del proprio fabbisogno e Kiev rappresenta circa il 20%.
Se il conflitto dovesse andare avanti le conseguenze sono inimmaginabili per le economie, ogni decisone potrebbe rivelarsi un effetto boomerang e danneggiare, anche se in modo minore, le finanze e il commercio degli stessi paesi che hanno stabilito come reagire all’attacco di Mosca.

