“Angri nel cortile.. Storia, tradizioni e leggende” è questo il titolo dell’ultimo lavoro del professor Antonino Pastore, edito da Ilibridellaleda, che sarà presentato ad Angri, lunedì 3 gennaio alle 16 presso il teatro delle Suore Battistine in Via Maddalena Caputo.
Si tratta di pagine preziose, scritte da uno storiografo attento e desideroso di descrivere la quotidianità di un cortile della cittadina dell’Agro nel secolo scorso. Tra luoghi del cuore, personaggi, odori e colori l’autore, per anni direttore didattico, e nativo di quel cortile De Vivo, nell’antica Via Amendola crocevia del cuore antico della cittadina tra il Castello Doria e l’insigne Collegiata di San Giovanni Battista, ripercorre uno spaccato storico significativo ed identitario dei suoi cittadini.
Già all’inizio degli anni Sessanta, gli angresi, a poco a poco, lasciarono la vecchia abitazione nei Cortili per andare a sistemarsi nei nascenti palazzi condominiali, da setto o otto piani, con stanze più spaziose, più comode e più pulite.
L’abbandono del Cortile continuò dopo il terremoto dell’Ottanta in quanto la maggior parte delle vecchie case aveva subito danni strutturali.
“Proprio nel Primo Cortile De Vivo, dove sono nato, ho trascorso la mia infanzia e la mia fanciullezza, a stretto contatto con i coetani che vi abitavano – scrive Pastore – Ricordo i tanti giochi che inventavamo e praticavamo, a seconda del tempo o della festività: “lo strummolo”, le bocce, il pallone, il nascondino, il giro d’Italia con le biglie, la settimana, “la mazza e il pivuzo”, le corse a piedi, le gare col “chirchio”, erano i giochi più esercitati”.
Nel Cortile tutti parlavano il dialetto napoletano, lingua ufficiale di allora e solo con la frequenza della scuola elementare nel ’53 con l’avvento della televisione, i ragazzi iniziarono a parlare in lingua italiana.
Il Cortile di allora era come un docente per i ragazzi che imparavano a vivere educatamente, ad allargare la loro conoscenza e a crescere in modo socievole con gli altri; i ragazzi si interessavano degli attrezzi dei contadini, del lavoro degli artigiani e dell’abilità dei commercianti nel vendere la loro merce.
“Dai racconti dei nonni imparavano il comportamento del vivere e i tanti modi del fantasticare. La diretta costruzione di attrezzi per i giochi, era per i ragazzi, non solo operosità ma anche divertimento. Anche i tanti venditori ambulanti che si fermavano nel Cortile, per la vendita della loro mercanzia, erano i loro occasionali educatori; gli animali domestici e finanche le pietre dei muri diventavano insegnanti per i ragazzi.
Il Cortile era sempre pieno di odori, come quello aromatico dei carciofi che sapevano di terra e di fatiche, arrostiti all’aperto, davanti al basso, sulla “furnacella” a carbone o il profumo fragrante della pastiera di grano, preparata con l’essenza odorosa del fiore dell’arancio, cotta nel forno di campagna, oppure l’invitante e gradevole aroma del “raù” che, nel “pippiare” nella passata di pomodoro San Marzano, spargeva l’invitante profumo anche negli angoli più lontani del Cortile.
Ricordi, anedotti che l’autore ripercorre con dovizia di particolari oltre che descrivere quotidianità che sembrano lontane ma nel cuore di tante generazioni di angresi. Durante la presentazione saranno letti alcuni stralci del libro.

