Una giornata di novembre anomala, una giornata da non dimenticare.
Era il 23 novembre 1980 di una domenica, alle ore 19.34, la terra tremò per un minuto e venti interminabili secondi.
Un terribile terremoto di magnitudo 6.9 pari al decimo grado della scala Mercalli con epicentro in Irpinia, che colpì la Basilicata e una limitata area della Puglia.
Di quel giorno se ne accorse chi ne aveva approfittato per fare una gita fuori porta. Per chi invece si trovava a casa, a quei tempi i canali televisivi si contavano sulle dita di una mano, e a quell’ora la Rai trasmetteva una delle partite della serie A giocate nel pomeriggio era cominciata da poco la replica di Inter – Juventus.
A un tratto venne giù il mondo.
Interi paesi furono quasi rasi al suolo, altri gravemente danneggiati e isolati per giorni. Il ricordo dei soccorsi, tardivi e insufficienti nonostante lo sforzo messo in campo dai volontari, è tutt’altro che sbiadito.
Il sisma fu avvertito pesantemente anche a Napoli, dove la gente si riversò in strada per passare la notte. Oltre a lasciare profondamente martoriata la Campania, allungò la sua onda a nord fino alla Pianura Padana, e a sud fino alla Sicilia.
Sui luoghi della tragedia arrivò l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che vide coi propri occhi i lutti e le rovine, denunciando con voce alta e ferma i ritardi nei soccorsi.
Sono passati 41 anni dal quel terremoto che ha segnato in maniera indelebile i territori di Campania e Basilicata, seppellendo intere famiglie.
Di quella tragedia, resta l’ immagine degli sfollati accampati via via, con l’imperversare del freddo e della neve, dapprima nelle tende e nei vagoni ferroviari, poi nelle roulotte, poi nei container, fino a quando un prefabbricato sembrò un’abitazione vera, per quanto precaria.
Un’immagine entrata nella memoria collettiva come la prima pagina del quotidiano ‘Il Mattino’ con l’appello “Fate presto”, un immagine ancora provata e presente nella memoria di molti.

