I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: Il barbiere di Napoli

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Ha sollevato un autentico vespaio l’inchiesta, uscita giorni fa sul quotidiano francese Le Figaro, nella quale si definisce Napoli “il terzo mondo dell’Europa”.

Il per niente lusinghiero riferimento ai paesi in via di sviluppo, mette a nudo le palesi difficoltà della più grande città tra quelle che si affacciano sul Mediterraneo.

Fermo restando che il termine è chiaramente offensivo e lesivo della dignità sia dei paesi che fanno parte di questo “terzo mondo” (stando alla definizione di Wikipedia, per terzo mondo ci si riferisce agli stati indipendenti non allineati né al primo mondo, democratico e capitalista, né al secondo mondo, socialista e comunista) che ovviamente della città partenopea, perché il becero qualunquismo che pervade questi luoghi comuni, lascia sempre ampio spazio a chi si sofferma sul pelo dell’acqua e che non ritiene utile approfondire i ragionamenti che possono portare a queste conclusioni.

Però io, che nella realtà marina non sono capace neanche di restare a galla, di fronte a situazioni del genere non riesco a rimanere in superficie neanche con il salvagente, mi dichiaro fermamente e personalmente d’accordo con la giornalista francese dato che ci sono mille e più ragioni per sostenere le tesi dei cugini d’oltralpe.

A supporto di ciò voglio riportare un difetto di noi meridionali che da sé condanna i cittadini di Napoli ed in generale, del meridione tutto, al girone dei “dannati alla gogna del barbiere”: la furbizia. Io sono certo che la maggior parte dei meridionali, e dei napoletani in particolare, sono onesti e rispettosi delle regole e delle leggi, ma c’è anche un folto gruppo di furbetti, furbi e furboni, che fregandosene di tutto e di tutti, pensano unicamente ai loro personali interessi, e quindi questi: si rivolgono a professionisti per pagare quanto meno tasse e possibile; all’apparenza non lavorano, non posseggono alcuna proprietà, sono praticamente indigenti al punto che ricevono sovvenzioni, aiuti, sconti, sostegni, buoni spesa, buoni libri e tutto quello che il buon cuore del governo italiano mette a loro disposizione; non rispettano il calendario della differenziata e pur avendo a disposizione i punti di raccolta comunali, preferiscono abbandonare la loro monnezza in giro, lungo le strade isolate, negli angoli più nascosti, regalando all’ambiente materassi vecchi, frigoriferi inservibili, divani sfondati e se ne avessero il coraggio, scommetto che lascerebbero anche i loro partner con rispettivi suoceri a far da compagnia.

La cattiva abitudine di sentirsi superiori ed invincibili è la peggior piaga che può colpire un paese civile. Ostentare furbizia per vivere al di sopra delle leggi è inaccettabile, specialmente in un mondo dove pochi “eroi” stanno facendo tutto il possibile per lasciarlo vivibile alle future generazioni. Se Napoli ed il meridione meritano l’appellativo di terzo mondo d’Europa, non è certamente perché mancano le risorse o i mezzi di sostentamento, ovvio che no, la colpa è di chi con i suoi comportamenti dimostra una chiusura mentale verso il rispetto degli altri e del nostro pianeta.

Ben venga allora l’inchiesta de Le Figaro (che ho definito “gogna del barbiere”) e ben vengano (se servono alla bisogna) tutte le critiche capaci di svegliare le coscienze di noi cittadini comuni.

In conclusione vorrei ricordare ai soliti noti che, se è vero che “Le chiacchiere dal barbiere sono la prova irrefutabile che le teste stanno lì solo per via dei capelli (Karl Kraus)”, forse per qualcuno, è il caso di cambiare taglio e colore, ormai fuori moda, sostituendo l’ammuffito look da “Io son io e voi non siete un cazzo” con il sempre attuale e rispettoso “Non fare agli altri, quello che non vorresti fosse fatto a te”.