Veleni nel Sarno confermate dalla Procura: “acque contaminate, rischi per la salute”

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Dalle prime ore della mattinata i carabinieri del gruppo tutela ambientale e transizione ecologica di Napoli, compagnia Stella, hanno dato esecuzione a due provvedimento cautelari agli arresti domiciliari, emessi da Gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale procura, a carico di altrettante persone per l’ipotesi di inquinamento ambientale del fiume Sarno, scarico abusivo dei reflui industriali e reiterata violazione di sigilli. 

Dal loro opificio, già sottoposto più volte a sequestro preventivo nell’ambito delle indagini relative alla cause dell’inquinamento del Sarno, sarebbero partiti scarichi abusivi immessi nel canale Bottaro, affluente del fiume, contenenti sostanze ritenute tossico-nocive come zinco, rame e ammoniaca, provenienti dal ciclo produttivo dell’azienda specializzata nella zincatura dei metalli di Torre Annunziata (Napoli).

In particolare, i carabinieri del Noe, con l’ausilio dei tecnici dell’Arpac, hanno accertato che i reflui della produzione venivano immessi nel canale Bottaro senza subire alcun trattamento depurativo ed in assenza delle previste autorizzazioni.

”Inoltre – fa presente in una nota il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – “l’esito delle analisi eseguite dai tecnici dell’Arpa Campania hanno confermato le analisi degli esperti, sono stati in particolare accertati valori di zinco superiori di 200 volte rispetto a quanto consentito che i reflui industriali contenenti sostanze altamente tossiche, tutte superiori ai limiti tabellari, potrebbero provocare gravi danni per tutti gli organismi viventi, circostanza di particolare gravità in considerazione del fatto che il canale Bottaro, sviluppandosi per diversi chilometri in vari comuni prima di confluire nel fiume Sarno, è tutt’ora utilizzato ai fini irrigui, distribuendo parte delle proprie acque nelle aree agricole attraversate, mediante un fitto reticolo di canali irrigui diramatori”.

Si tratta di un corso d’acqua campano di circa 24 chilometri che, a dispetto dalla sua brevità, conta un un bacino idrografico esteso per circa 500 chilometri quadrati.

Insieme ai torrenti connessi Solofrana e Cavaiola, attraversa tre province e trentanove comuni. E’ uno dei fiumi più inquinati d’Italia, a causa dell’alta densità di popolazione e la presenza di industrie ad alte emissioni inquinanti, che hanno creato una condizione ambientale di estrema precarietà.

L’anzienda, già in passato era stata sottoposta a sequestro preventivo: la prima volta nel marzo del 2017, poi ad ottobre 2018 e infine ad aprile e a settembre di quest’anno.

Lo stesso gip, nell’ordinanza cautelare, sottolinea la «reiterata e continuata violazione dei sigilli, la pervicace prosecuzione dell’attività aziendale in un regime di totale illegalità, la particolare gravità dei fatti oggetto di contestazione, il concreto pericolo che gli indagati possano reiterare le condotte delittuose, compromettendo in maniera irreparabile le matrici ambientali ivi presenti».

I provvedimenti si inseriscono nell’ambito di una più ampia e imponente attività d’indagine convenzionalmente denominara “Rinascita Sarno”, condotta dal  reparto speciale dell’Arma con il coordinamento dellla procura della repubblica torrese e tesa ad individuare le cause e i responsabili dell’inquinamento del noto corso d’acqua. ANSA