Di fronte alle ingiustizie, alle violenze, alle mancanze di rispetto, indignarsi è un diritto, anzi direi che è proprio un dovere. Ultimamente il luogo deputato alla dimostrazione di questa indignazione, è internet.
Ormai la rabbia e l’insoddisfazione per il cattivo andamento delle cose, corrono sul filo del web: i social la fanno da padrona e ognuno si sente forte e ben rappresentato dal proprio profilo pubblico messo a disposizione di chiunque voglia sostenere le proprie idee. E quindi non passa certo inosservato quello che succede giorno dopo giorno.
Io personalmente pur non seguendo i social, vengo comunque investito da questo “tsunami” di informazione, di notizie; che siano esse verificate o palesemente fake news, più sono locali, più hanno un effetto dirompente sulla quotidianità di ognuno dei cittadini della nostra bistrattata comunità. Si va dal deturpamento della panchina verniciata di fresco, alla multa al disabile che ha parcheggiato senza pagare la sosta, e si continua spaziando dalla maleducazione di chi ha ridotto il cosiddetto “muro della gentilezza” a discarica a cielo aperto, fino alla raccolta firme per impedire di fatto l’installazione delle antenne adibite alla trasmissione in 5G.
A fronte di queste segnalazioni tutti si indignano, ognuno correttamente dice la sua, a volte con parole di saggezza ed accorata partecipazione, altre volte con anatemi, epiteti e “calendarizzazione” di santi e ricorrenze varie. Beh, voglio accodarmi anche io all’indignazione generale, anzi vorrei fare ancora di più e gridare allo scandalo attirando l’attenzione su alcuni parallelismi che ho riscontrato nelle “denunce” appena riportate.
A chi si indigna per la panchina multicolore “macchiata” con una ics di vernice nera, voglio far notare tutte le scritte che a vario titolo imbrattano i muri di Angri, siano essi muri di edifici pubblici o privati, monumenti o segnali stradali, e li invito a guardare dietro ogni angolo di strada che in mancanza di controlli diviene discarica ad ogni ora del giorno e della notte; a chi invece bolle di rabbia perché la multa al disabile ha tutta l’apparenza di un atto vessatorio per chi già vive nel disagio, voglio far notare tutti gli abusi di chi, lasciando l’auto fuori dalle strisce e non essendoci alcun controllo da parte dell’autorità preposta per mancanza di personale (chiamateli vigili urbani, poliziotti municipali, agenti di polizia locale), non subisce alcuna sanzione: paradossalmente ad Angri sei potenzialmente in difetto (per non aver pagato la sosta) solo se parcheggi negli spazi consentiti, altrimenti, come nella giungla, sopravvive il più furbo.
A chi piuttosto ha urlato il suo disappunto perché una lodevole iniziativa, quale è stata quella proposta dall’assessore alle politiche sociali, si è trasformata in uno svuota cantine e armadi, voglio sottoporre la situazione che si vive giorno per giorno nei pressi di quei “cosi” arancione adibiti alla raccolta di indumenti e scarpe usati, dove in barba ad ogni normativa di sicurezza, giovani coraggiosi si scapicollano per tirare fuori ciò che è dentro, scegliere e poi impunemente lasciare gli scarti dispersi sul terreno, come nemici sconfitti.
Per ultimo ho lasciato un esempio di indignazione che per me la dice lunga sulla confusione mentale e sociale che pervade ormai la nostra società: raccogliere firme per non far installare nei pressi della propria abitazione, una torre per antenne 5G e poi lamentarsi della cattiva ricezione e pretendere che la stessa antenna sia messa in opera un chilometro più avanti, io non me lo spiego se non affondando a piene mani nella “cattiveria” morale di chi si erge a paladino prendendosi cura del suo orticello senza aprire la mente al resto del mondo.
Perché nessuno si indigna di fronte a queste palesi ingiustizie, violenze, mancanze di rispetto? Perché ormai non fanno più notizia? Perché non sono più “strumenti di indignazione di massa?”. Sono sempre più convinto che non bisogna guardare tanto lontano per notare i cosiddetti “pupari”, quelli che tirano i fili, i mangiafuoco di turno che usano ed abusano della rabbia popolare finché ne hanno voglia e necessità, poi, come burattini rotti ed ormai inutili, gettare ciò che resta del popolo, nel fuoco della piccolezza umana.

