I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: “Abusivismo Fotografico”

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Mi ricordo che don Alfonso Raiola, parroco e poi Abate della Collegiata di San Giovanni Battista, ce lo disse senza tanti giri di parole: “Il giorno della vostra Cresima, non voglio né il giglio né la fascia sul braccio, non vi dovete distrarre!

Il sacramento della confermazione, come tutti i sacramenti va vissuto in pienezza e va compreso fino in fondo!” E chi osava contraddirlo, del resto don Alfonso era famoso per le sue omelie, non pochi ricorderanno le sue filippiche mentre additava i cosiddetti “natalini” e “pasqualini”, cioè quei fedeli che si ricordavano della Santa Messa solo alle feste più importanti, appunto Natale e Pasqua.

E così, noi cresimandi ci recammo a ricevere il quarto sacramento, con vestiti ed abiti “spogli”, senza fronzoli ma con il cuore aperto a confermare l’amore per Gesù. Per lo stesso apparente motivo (evitare le distrazioni in chiesa durante le funzioni) anni fa, fu deciso che non poteva esserci un fotografo per ogni ragazzo o ragazza che si avvicinasse alla Prima Comunione: i professionisti del settore avrebbero dovuto organizzare un calendario che avesse visto la presenza di un solo operatore in ogni turno per ogni chiesa, poi, a seguito di accordi tra i vari fotografi cittadini, gli utenti avrebbero avuto le foto ed il video di uno dei giorni più belli della vita di un cristiano.

E così è stato per qualche anno, poi, come i girini sorgono apparentemente dal nulla nelle pozze di acqua stagnante, così nelle chiese sono comparsi dei personaggi mitologici: i fotografi abusivi, metà uomo (o donna) e metà macchina fotografica. Questi esseri sono di difficile contestualizzazione, essendo figli dell’era del digitale, dove gli scatti non si contano, non possiedono una collocazione geografica (non hanno uno studio), non hanno un albero genealogico professionale (non sono figli o affini di altri fotografi), vivendo e sfruttando le loro qualità (che non sono certo in discussione), appaiono e scompaiono come fulmini, nel ciel sereno dei social e delle pagine web dedicate.

Ed è di questo che, davanti ad un cesto pieno di cozze fresche, io ed un mio vecchio conoscente, abbiamo parlato la scorsa domenica mattina. Stavamo aspettando d’essere serviti dal nostro pescivendolo di fiducia, quando, non si sa come, non si sa perché, ci siamo “arravogliati” in questa argomentazione di non facile soluzione. Lui mi diceva: “Mi spieghi perché io fotografo non posso seguire i miei clienti uno ad uno, e devo pagare una mia quota ad un operatore che si deve occupare di dieci, quindici o venti ragazzi durante la funzione religiosa?

E poi l’abusivo entra ed esce come vuole, dove vuole, quando vuole solo perché lui non è perseguibile, non ha nomi da difendere, non ha vetrine da pulire, né tantomeno tasse da pagare. E non mi si venga a dire che loro, gli abusivi, non disturbano, anzi, il più delle volte sono proprio i fautori della confusione non essendo avvezzi e preparati ai grandi numeri”.

Io ho ascoltato mentre sceglievo tra vongole e lupini, ed ho accumulato informazioni anche mentre mi veniva pulito il polipo, così da non perdermi neanche una parola quando il mio interlocutore, prima di andare via, mi ha apostrofato dicendo: “L’anno prossimo col cavolo che accetto queste condizioni, ognuno per sé.

Il vecchio e francese motto “Uno per tutti, tutti per uno” lasciamolo ai moschettieri che erano solo quattro e tanti restano, noi fotografi (abusivi e non) ormai è evidente che cresciamo di numero come i funghi, o come i girini, ed io non voglio certo morire schiacciato dal carretto mentre penso sul da farsi.

E voglio proprio vedere come andrà a finire”. Io il pesce cucinato a pranzo, l’ho digerito subito, invece questi ragionamenti, pro o contro io sia, ancora li sento in circolo e chissà per quanto.