Mi è capitata sott’occhio in questi giorni, una foto di 40 anni fa: una squadra di calcio fatta di ragazzi scapestrati, meno che ventenni, pronti ad affrontare il mondo e convinti di avere davanti a sé la realizzazione di tutti i loro sogni. Io in questa foto non ci sono, pur avendo anche io a quell’età mille e mille sogni, non sono mai stato un buon calciatore, neanche per far parte di una squadra partecipante ad un torneo paesano, come quella rappresentata nella fotografia.
Negli anni cui credo risalga la foto, tra il 1980 ed il 1983, si organizzavano spesso incontri di calcio tra squadre che venivano allestite con ragazzi frequentatori abituali di piazze e bar, oppure che avevano una chiara e comune matrice politica o magari tra i cui componenti un determinato cognome la faceva da padrone. La squadra rappresentata nella foto si chiamava “Park’s Boys” (i ragazzi del parco) perché tutti i calciatori “tesserati” vivevano la loro quotidianità tra Piazza Doria e la Villa Comunale (che ancora non era stata assurta al rango di Giardini).
Nell’anno cui risale la foto, il torneo venne organizzato sul campo della Città dei Ragazzi, che era gestito dai religiosi che curavano anche la struttura messa in piedi dal sacerdote più famoso di Angri. In quell’occasione veramente da incorniciare, parteciparono al torneo credo una quindicina di squadre tra cui ricordo qui alcuni nomi: Sangiovannese, Postiglionese, Boys Azzurri, US Pool, Sciampagnonese, Sturm and Drang, E’ o popolo che o vvo’, Park’s Boys e tanti altri.
Le partite si giocavano di domenica, tra mattino e pomeriggio e sul campo comparve quasi per incanto anche un box di legno dove si potevano acquistare beni di prima necessità: cornetti, graffe, caffè e beveraggi vari, che nel giorno di festa erano di sicuro ben graditi. Gli organizzatori del torneo realizzarono anche un ciclostilato che usciva settimanalmente in cui venivano presentate le squadre, con interviste ai giocatori di spicco, ai dirigenti delle società di calcio ed agli spettatori (tutti rigorosamente non paganti) che affollavano gli spazi attigui al campo di gioco, questo seguitissimo ed informatissimo giornale veniva distribuito con il nome de “Il fosso”.
Ciliegina sulla torta di quell’anno a dir poco magico, era il concorso con i pronostici, una vera e propria schedina per giocare e vincere azzeccando i risultati delle partite, si chiamava “Totonostro” e fu la croce e la delizia dei tanti scommettitori che spesero speranzosamente le poche lire necessarie alla convalida dell’azzardo domenicale. La squadra dei Park’s Boys di cui ero sostenitore, giocò un girone di andata a dir poco disastroso: al giro di boa del torneo i punti in classifica erano zero, una debacle degna degli inglesi quando incontrano gli italiani, ma durante la pausa prima dell’inizio del girone di ritorno, due o forse tre rincalzi di sicuro talento, innestati sapientemente nell’economia della squadra, portarono grandi risultati tanto che alla fine del campionato, i ragazzi del parco si ritrovarono in cima alla classifica vincendo tutte le partite e dimostrando che nulla è precluso e nessun obiettivo è irraggiungibile. Di quell’anno temo di avere da qualche parte, ma davvero non so dove, una copia del numero de Il Fosso riferito proprio ai ragazzacci del parco, con una caricatura dei calciatori che sarebbe davvero da gustare, peccato che proprio non saprei più dove cercarla, ma la tengo di sicuro in doppia copia: una stampata tra i ricordi che ho in testa ed una tra quelli che ho nel cuore.

