Mi sono più volte accorto di donare vita e spessore a fatti o persone che hanno significato qualcosa nella mia esistenza, ma credo sia una pratica comune a tutti gli esseri viventi in grado di memorizzare ciò che succede intorno a loro. Con il passare del tempo la maggior parte di queste vicende, e con esse gli “attori” coinvolti, sfumano nel ricordo, diventando trasparenti ed impalpabili, al punto da sembrare che non abbiano avuto mai un ruolo nella nostra vita, quasi non fossero accadute per niente.
Altresì un numero di questi fatti, variabile da persona a persona, resta impresso nella memoria; verrebbe da dire in modo indelebile, in realtà non è così perché pur non subendo il processo di cancellazione, questi ricordi cambiano, si aggiustano e si arricchiscono, crescono, maturano e pesano sempre più nei nostri giorni: in pratica diventano dei miti.
Ci ritroviamo così a mantenere vive delle fiamme del passato che invece dovrebbero essere cenere fredda e dimenticata. Nostri parenti morti, amori finiti, amicizie tradite e promesse disattese, giorni belli passati al mare, feste in famiglia, gite e compagni di scuola, pranzi luculliani, tutto è passibile di crescita e di moltiplicazione nella nostra testa.
Bisognerebbe essere capaci di vivere e, nello stesso tempo, convivere con questi “poster” attaccati alle pareti delle nostre camerette di ragazzi sognatori e promotori di un mondo migliore. Invece il più delle volte ci facciamo sopraffare dai ricordi a modo nostro, li mettiamo a confronto con la quotidiana realtà facendoli vincere puntualmente.
Quindi la parmigiana di nostra moglie non sarà mai all’altezza di quella di mammà, il colpo di testa vincente del centravanti della nazionale non potrà mai essere paragonabile a quello di Pelè, un pranzo a cinque stelle con il nostro attuale miglior amico non varrà mai una pizza e una birra consumati su una panchina con gli amici d’infanzia.
Sono regole non scritte cui sottostiamo nostro malgrado, senza averne colpa ne trarne alcun beneficio. Così nella gestione e nell’amministrazione della cosa pubblica: ciò che è stato fatto nel passato diventa croce o delizia a seconda della fazione politica che se ne è resa promotrice; errori pacchiani ed evitabili diventano brillanti decisioni, mentre scelte obbligate, sofferte ed indifferibili, appaiono come gaffe e macchiette degne del peggior cabaret.
E nella nostra testa, come bianco muro da adornare, attacchiamo continuamente immagini di vita fasulla, che non si dica di noi che siamo ignoranti, disinformati o arretrati; meglio una vita fatta di miti comuni che un’esistenza comune, dove il mito non esiste se non sotto forma di chi si batte, combatte e non teme di sbattere, contro il muro di gomma della piattezza umana.

