Dal Belgio all’Italia, chi è l’algerino che aiutò i terroristi

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Chi è davvero Ouali Djamal Eddineil 40enne algerino arrestato ieri pomeriggio dagli uomini dell’Antiterrorismo nel centro di Bellizzi, in provincia di Salerno? Sulla sua identità si sa ancora poco, ma per conoscere i dettagli dell’attività dell’uomo che avrebbe fornito falsi documenti a tre dei terroristi coinvolti nelle stragi di Parigi e Bruxelles, bisogna tornare al 2015. Al mese di luglio precisamente, quando la polizia belga fa irruzione in un appartamento nel quartiere di Saint-Gilles, a Bruxelles. La strada è Rue des Fortifications, sono le 5 del mattino. I corpi speciali, coordinati dalla procura della capitale, sono sulle tracce di un sospetto terrorista. Ma quando fanno irruzione all’interno dello stabile restano delusi. Di quell’individuo non c’è traccia. Il risultato che ottengono è infatti di natura diversa: scoprono un laboratorio per la produzione di documenti falsi. E di qualità eccellente. L’appartamento presenta un piano superiore, presso il quale era stato allestito il laboratorio. Ci sono scanner, solventi, lenti d’ingrandimento e bisturi. Oltre a decine di fasce che racchiudono documenti falsi. Sono i segni – secondo gli inquirenti – di un’attività che sarebbe andata avanti per mesi. Tra quelle centinaia di foto digitalizzate, ci sono anche quelle dei tre alias che un anno dopo, la “cellula belga” farà suoi per le stragi di Parigi e Bruxelles.   

Gli inquirenti interrogano i vicini, che riferiscono che ad occupare quello stabile ci fosse un gruppo di siriani, presenti per la maggior parte del tempo al piano alto, ovvero il laboratorio. Li descrivono come «molto amichevoli», ma anche «misteriosi». All’interno, non si sarebbe mai vista alcuna donna, ma solo uomini di nazionalità marocchina, tunisina e algerina (come l’uomo arrestato a Bellizzi). Inoltre, le visite in quel locale sarebbero state all’ordine del giorno. Una sorta di «parata», la definirà un altro condomino. Scartata l’ipotesi che quello studio fosse collegato a persone sospettate di avere legami con il terrorismo, l’indagine passò alla divisione dell’ufficio della procura di Bruxelles, specializzata in traffico di esseri umani. Durante le ispezioni, durate quasi l’intera giornata, furono trovati tre richiedenti asilo, ma per nessuno fu accertato un collegamento con quel luogo né con l’attività che si svolgeva al suo interno. Per gli inquirenti, quell’appartamento sarebbe stato utilizzato invece da una banda di falsari, del cui lavoro avrebbero beneficiato non solo gli scafisti che introducono illegalmente centinaia di migranti sul suolo europeo, ma anche uomini legati a cellule terroristiche. La polizia riuscì anche a stilare un prezzario: se una semplice carta d’identità costava 500 euro, documenti di maggiore rilievo sfioravano anche i 2500 euro. Le successive indagini portarono poi all’identificazione di diversi soggetti, tra i quali proprio Ouali Djamal Eddine. L’uomo è stato arrestato nel pomeriggio di ieri, nei pressi di una chiesa del centro di Bellizzi, circondato dai corpi speciali. A incastrarlo, la richiesta di permesso di soggiorno inoltrata in Questura. Sarà estradato in Belgio, ma resta il mistero del perché l’uomo che fornì un documento d’identità falso a Salah Abdeslam si trovasse in un piccolo paese della provincia di Salerno

Nicola Sorrentino