“Vogliamo sostenere la cultura della libera espressione artistica – così scritto nel bando di concorso- e promuovere il murale e la street art come forma creativa e comunicativa delle giovani generazioni, in grado di migliorare e rivalutare esteticamente e socialmente spazi e luoghi cittadini”.
Un connubio tra “vecchio” e “nuovo”, tra epico e moderno: un’opportunità di riqualifica di ambiente urbano avvalendosi della street art nel segno del mito.
“Palinuro, il nocchiero di Enea”, è così denominato il concorso indetto dal comune di Centola per riqualificare la strada che collega il centro di Palinuro con la suggestiva spiaggia delle Saline.
Ogni partecipante, o gruppi di partecipanti, potrà presentare un solo progetto che dovrà avere come tema il titolo del bando. All’artista vincitore sarà attribuito un premio di 3mila e 500 euro.
La richiesta, con il progetto artistico, va presentata entro le ore 12 del 27 maggio all’ufficio protocollo dell’Ente.
Il testo completo dell’avviso e il modulo di domanda sono pubblicati sul sito del comune di Centola: QUI:

Una curiosità
«Nunc me fluctus habet versantque in litore venti»
(Ora mi tengono le onde e i venti mi volgono alla costa)
(Virgilio, Eneide, VI 362)
L’episodio relativo al nocchiero Palinuro viene descritto alla fine del Libro V dell’Eneide, dove Virgilio individua il punto preciso della vicenda: uno scoglio tra il golfo di Policastro e l’insenatura di Pisciotta, nella c.d. subregione Cilento (SA).
Naufragato, dopo esser rimasto per tre giorni in balia del Noto fino all’approdo sulle spiagge italiche, venne catturato dalla gente indigena, venne ucciso e il suo corpo abbandonato in mare: venne così soddisfatta la richiesta di Nettuno, dio del mare, che in cambio del proprio aiuto per condurre in salvo la flotta di Enea sulle coste campane, aveva preteso per sé in cambio una vittima.
«Unum pro multis dabitur caput.
Una sola vittima per la salvezza di molti»
(Eneide, V, 815)
Il corpo – buttato in mare e mai ritrovato, spesso scambiato per il corpo di un mostro marino- , e l’anima vagante perseguiteranno i suoi assassini, i quali spinti dal susseguirsi di eventi mistici, erigeranno un cenotafio (Dal lat. tardo cenotaphium, dal gr. kenotáphion ‘tomba ( táphos ) vuota ( kenós )’ •sec. XVII) da dedicare a lui.
Quel luogo avrebbe per sempre portato il nome Palinuro.
Antonietta Della Femina

