Pagani. Viaggio nei sapori di “Cinquanta – Spirito Italiano”

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“Cinquanta – Spirito Italiano” nasce nel mio quartiere, non in centro e non in periferia, in una zona tranquilla, circondata da parchi residenziali e pochissime attività commerciali, qualche alimentari, una pizzeria, un circolo ricreativo, una pasticceria. Ho visto quella costruzione, per la prima volta, circa 15 anni fa, dal terrazzo di casa e ricordo di aver proposto al mio papà di dare una svolta a quella tranquillità, di investire per qualcosa di giovanile, che a Pagani già mancava. All’epoca i ragazzini vivevano di struscio tra corso Ettore Padovano, la villa comunale e i Dalmita Maradona; nessun bar, nessun locale, niente musica, niente novità, niente cibo che non fossero le patatine fritte della Buca o le pizzette della Millennium.

A quei tempi, però, il proprietario di quella struttura intendeva soltanto vendere e la cifra era alquanto spropositata per chiunque, tanto che è rimasto così quel posto, identico a come lo avevo visto nascere, per anni e anni, sfitto e invenduto, inutilizzato e sprecato, in una città che aveva ed ha bisogno delle immagini dei ragazzi, dell’intraprendenza degli adulti, dell’aggregazione giovanile, dei luoghi di ritrovo puliti.

Quando ho capito che stava per nascere qualcosa proprio lì, nel luogo delle mie immagini da adolescente, non nego di aver sentito un pizzico di commozione mista ad eccitazione. Alla prima ho anche avuto paura che si trattasse della nascita di qualche nuovo supermercato in cui inserire a lavorare parenti ed amici; ho anche pensato volessero demolirlo per lasciare spazio a qualche nuova costruzione abitativa.

E, invece, qualcun altro ha realizzato quella immagine, quel proposito. Quello “spirito italiano” non era soltanto il mio e la cosa mi ha riempita di soddisfazione. Quel qualcun altro sono stati Alfonso Califano e Natale Palmieri, due giovani paganesi che hanno creduto in un progetto di rinnovamento sociale.

Peculiare l’ambiente interno di Cinquanta, caratterizzato da un design incentrato sulla rivisitazione, in chiave moderna, del bar all’italiana degli anni ’50, con dettagli di classe che mescolano influenze più ricercate e quelle più minimal.

Positiva ed elegante tutta l’esperienza, dal food al beverage, che garantisce accostamenti ricercati, con prodotti di prima scelta, abbinati con grande analisi e gusto. Un plauso particolare è da rendere allo staff che accompagna Alfonso e Natale: i ragazzi sono giovani, pieni di spirito, attenti alle esigenze della clientela e preparati a rispondere a qualunque curiosità e richiesta, sintomo questo di  uno studio approfondito della materia, degli ingredienti, delle storie e degli accostamenti di sapore.

Lasciati andare, lo slogan che ricorre nella presentazione della struttura, è “un invito per tutti noi, che stiamo vivendo la pandemia, affinché possiamo ripartire con lo stesso spirito del dopoguerra. Se abbiamo ben compreso la lezione di allora, abbiamo tutti gli strumenti per ridisegnare la società” – racconta Alfonso Califano.

“Vogliamo essere d’esempio per gli altri ragazzi, per chiunque abbia idee nuove per risollevare le sorti del territorio. Noi ci siamo, siamo collaborativi e siamo fiduciosi, pronti a rendere il territorio all’insegna della vivibilità, dello stare insieme e della condivisione cooperativa” – concludono i titolari.