Angri. I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia “Le lacrime del Coccodrillo”

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È successo ancora una volta, non sarà l’ultima. Quello che è accaduto a Torre Annunziata è l’ennesimo campanello di allarme che squilla “dolorosamente” a ricordarci che se le istituzioni latitano, la vita diventa più difficile per tutti, specialmente per i cittadini onesti e ligi al proprio dovere.

Lo sfregio alla comunità, nella popolosa città costiera, è gravissimo, perché è costato la vita ad un uomo vittima di un’aggressione cruenta consumata per punizione: lui si era ribellato all’autorità criminale che comanda la dove le istituzioni non riescono a svolgere la propria funzione. Ed ora tutti piangono, tutti si battono il petto recitando il “mea culpa”, sfidando i cattivi di turno, giurando di rendere giustizia ad un padre la cui morte dovrà essere d’esempio.

Lacrime di coccodrillo, scusate lo sfogo, ma io sono contrariato veramente da questi atteggiamenti di passiva sudditanza verso gli accadimenti: deve succedere qualcosa per poter agire; è una regola non scritta che viene applicata da sempre, sempre più spesso e che sembra voglia essere mantenuta in vigore per sempre.

Questo avviene a pochi chilometri di distanza dalla nostra ridente cittadina, ma non dobbiamo assolutamente pensare di essere immuni da questo “male oscuro”, anche ad Angri gli esempi di “latitanza istituzionale” sono davanti agli occhi di tutti, peccato che non tutti abbiamo gli occhi aperti, anzi, sembra quasi che vivere ad occhi chiusi sia la costante che contraddistingue la cittadinanza angrese. “Non vedo, non sento, non parlo” è una celebre locuzione che ben rappresenta l’omertà di fronte ai soprusi, alle ingiustizie, alle intemperanze, al vivere incivilmente, ed è un quieto sopravvivere per la massa.

Peccato che non tutti siano disposti a subire passivamente, e quindi si agitano le acque, si prova a svegliare le coscienze, si alza la voce, si promuovono gesti eclatanti, tutto in nome della legalità, del desiderio di civiltà che scuote l’animo di poche persone, buone e civili all’inverosimile.

La comparsa dell’ennesima denuncia esplicitata sotto forma di cartello scritto a mano, sul muro di un deposito in una zona certamente non periferica di Angri, ne è la conferma, triste e dolorosa: qui le istituzioni latitano, e non importa se manca il personale, non importa se mancano i mezzi e gli strumenti, quando si riscontra un comportamento riconducibile all’illegalità, bisogna intervenire, anche con i pochi mezzi a disposizione, con il poco personale, con i pochi strumenti.

Denunciare apertamente chi deposita illegalmente rifiuti (definiti “monnezza” sul cartello esposto) comporta un rischio ed un impegno; un rischio per chi non accetta e rende pubblico questo atteggiamento incivile ed un impegno per le istituzioni che non possono fingere di non sapere.

Se chi è stato denunciato si rivale contro chi lo ha esposto alla berlina, si rischia una tragedia perché, come la storia ci insegna, non sappiamo fin dove può arrivare l’uomo e le sue aberranti reazioni.

Perché arrivare a questo? Perché aspettare e piangere poi “lacrime di coccodrillo”? Io sono sicuro che se le autorità preposte fanno tesoro delle segnalazioni dei cittadini civili e rispettosi, si potrà combattere tutti insieme i comportamenti e gli atteggiamenti illegali, ne trarremmo beneficio tutti, anche chi pensa di essere furbo e crede di essere al di sopra della legge.