I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: “Il rumore delle cose”

0
170

Ogni cosa ha un suo rumore o suono, ad esempio le auto che circolano, il vento che soffia, la voce delle persone, un cuore che batte, una canzone… Ed in base alla nostra sensibilità, questi suoni o rumori, possono essere piacevoli o fastidiosi.

Anche le nostre azioni possono avere un “suono o rumore”, sia che esse siano volontarie o spontanee, e questo proprio perché le azioni o le iniziative, vanno a toccare le corde della nostra sensibilità, magari attraverso i padiglioni auricolari o i nostri occhi.

È risaputo che i nostri sensi reagiscono agli stimoli esterni e vanno ad “impegnare” il nostro cuore o la nostra mente o la nostra anima a seconda del peso che le altre persone hanno nella nostra vita o in base ai nostri gusti o in funzione della nostra partecipazione al mondo; chi sa muoversi sulla faccia della terra, cioè chi è furbo, conosce i meccanismi che regolano le nostre reazioni ed agisce di conseguenza, utilizzando gli strumenti a disposizione, il più delle volte senza infrangere alcuna regola, ma anche sfruttando le debolezze degli uomini e delle donne che mostrano sempre più spesso il fianco ad attacchi di ogni genere.

Basti pensare al modo in cui le notizie ci “toccano”, o le pubblicità che ci inducono ad acquistare un bene piuttosto che un altro od anche alle cosiddette comunicazioni sociali che ci sbattono in faccia, proprio per scuotere le nostre coscienze, la fame nel mondo, la carenza d’acqua, le malattie. Tutte queste cose fanno rumore.

Così come fanno rumore le parole di chi ha un ruolo istituzionale. Prima di arrivare al punto di tutta la questione voglio solo ricordare, particolarmente a chi non ne ha memoria, i pulpiti, quei “balconi” ecclesiastici dove venivano distribuiti i sermoni, dove il potere della chiesa si esprimeva nella forma peggiore: gli anatemi.

Guai a chi peccava, la voce del ministro di Dio lo condannava sputandogli addosso la pena del fuoco eterno e l’uomo, nel suo piccolo, per paura dell’inferno si piegava ed elargiva come fosse l’unico modo per salvarsi l’anima. Oggi si assiste alla promozione a gran voce del vuoto, del nulla; ma solo perché si sanno usare parole e modi, sembra che ci siano contenuti, in realtà siamo circondati da “spacciatori” di idee già pensate, di promotori di luoghi comuni già visitati, nient’altro che personaggi fotocopia con lo spessore di un foglio formato A4.

Purtroppo, presi dal vortice di una vita che desideriamo vivere sempre più pienamente, scendiamo a compromessi che “compromettono” la nostra autonomia e ci rendono sempre più sensibili agli stimoli esterni, costringendoci a barattare la nostra autonomia con la sensazione di essere partecipi del sempre bramato “mondo perfetto “. Io invece voglio vivere in un mondo in cui il miglior attacco è la difesa ad oltranza, dei valori, delle regole, della sapienza delle idee e dei fatti.

Chiudermi in un arrocco fattivo è il sistema, il mio sistema di cambiare il mondo: eludendo gli attacchi, escludendo le vuote persone, fertilizzando la terra sotto i miei piedi. L’alternativa ultima? Essere insensibile, mettendo a tacere i sensi, mortificando intelligenza ed anima, rendere il cuore ciò che è, un misero e meccanico organo.