Ormai ci siamo, dopo le macchine che in modo autonomo, cioè senza praticamente assistenza umana, producono beni o forniscono servizi, anche la “macchina” per antonomasia, l’automobile, molla gli ormeggi e diventa autonoma e con essa tutti i mezzi per il trasporto di persone e merci, stanno vivendo la stessa rivoluzione.
Non c’è giorno in cui notiziari, giornali, news online non svelino nuove invenzioni, futuristiche joint-venture tra aziende, acquisizioni miliardarie di software e tecnologie, atte al raggiungimento della nuova frontiera: il non fare niente.
È dalla notte dei tempi che l’uomo tende alla “pigrizia” e per questo ha addomesticato animali per la soma, per la guardia, per la fornitura di latte e carne, per la compagnia.
Purtroppo però c’è da dire che, non contento, ha sempre usato la sua forza fisica e l’intelligenza per sottomettere anche altri uomini e fargli fare il lavoro sporco, quello che fa sudare e che non porta soddisfazione se non a chi comanda e dispensa ordini.
Ai giorni nostri la schiavitù, condannata da tutti gli stati del mondo e bandita da tutte le costituzioni e le leggi, è pressoché stata abolita anche se in alcuni paesi purtroppo viene ancora praticata sotto forma di caporalato o lavoro nero.
In pratica l’uomo non riesce ad essere autonomo, nel bene o nel male, nella legalità o nel più estremo abuso, conta sempre sulle forze altrui, sulle capacità e l’intelligenza, sia essa naturale o artificiale, che riesce a controllare.
Ed è su questo che voglio puntare l’attenzione, stigmatizzando quelle forme di rifiuto dell’autonomia che sono proprie della vita sociale nella nostra epoca. Uomini di casa che preferiscono sacrificare la propria dignità sull’altare della nullafacenza.
I vari “non so cucinare, non so usare la lavatrice, non so stirare” sono solo puerili scuse che vengono usate per non fare nulla, senza rendersi conto che questo atteggiamento si paga con una mancanza di autonomia che fa veramente male alla propria dignità.
Figli che si rifiutano di lasciare il “nido” di casa, evitando di mettersi in gioco, aspettandosi sempre le cure amorevoli della mamma, come se fosse un atto dovuto, come se ormai non ci fosse un futuro fuori dalle mura domestiche, anche se in realtà è solo comodità e voglia di restare.
Donne che ancora adesso si adagiano sul comodo giaciglio del marito lavoratore, che spendono la loro vita esclusivamente per seguire i figli e la casa, che non provano neanche più a crescere, maturare, evolvere in un futuro che le vorrebbe protagoniste quali possono e debbono essere.
L’autonomia delle macchine non si riscontra nelle scelte degli esseri umani che anzi tendono a delegare piuttosto che a responsabilizzarsi: le decisioni prese dagli altri hanno un doppio vantaggio, se sono giuste ci si può accodare, se sono sbagliate beh, la colpa non è nostra e si può sempre nascondersi dietro il classico “l’avevo detto”.

