Lo sfiduciato e ricorrente al TAR, Presidente del Consiglio comunale facente funzione, convoca per il 26 marzo il Consiglio comunale di Scafati: e lo fa decidendo autonomamente e arbitrariamente che si svolgerà in modalità videoconferenza, senza però nemmeno dire come dovrebbe svolgersi, questa videoconferenza.
Ora, ci sarebbe molto da dire sul fatto che il Comune non abbia né un regolamento né probabilmente gli strumenti tecnici per garantire la dovuta efficienza e trasparenza dell’Assise.
E sul fatto che il Consiglio comunale è cosa ben diversa dalle Commissioni consiliari. Ma il punto è un altro. E voglio dirlo con sincerità e molta polemica.
Io sono orgoglioso di essere un Consigliere comunale della mia città perché ho l’onore di servire le Istituzioni e la mia comunità. Questo comporta il dovere, innanzitutto, dell’esempio. In questi giorni migliaia di scafatesi, lavoratori, senza ancora l’ausilio e lo scudo del vaccino, tengono in piedi la nostra città: cassieri dei supermercati, operai, titolari e dipendenti di uffici pubblici e privati, titolari e maestranze di esercizi commerciali, artigiani, professionisti, impiegati, forze di polizia municipale. E con loro, tanti tantissimi altri, tante tantissime altre.
Per tanti motivi, ma innanzitutto per rispetto al coraggio, al sacrificio e alla responsabilità di questi lavoratori, il Consiglio comunale si dovrebbe tenere in presenza: perché le attività essenziali (come dovrebbe essere la democrazia), non hanno la scelta di chiudere, soprattutto se “da remoto” non possono assolvere alla loro funzione.
Un’altra brutta, bruttissima, pagina della storia politica ed Istituzionale della nostra città firmata da Salvati e Santocchio.

