Negli anni sessanta fu presentato al pubblico con grande successo un film in cui si raccontavano le gesta di una banda di ladri che, con alterne fortune, erano dediti al furto con “scasso dei muri”.
Negli anni a seguire il titolo del film è diventato sinonimo di quelle attività criminali che, bucando pareti, hanno messo a segno colpi furfanteschi. Ma il termine “buco” nella sua accezione grammaticale, lo si trova associato a tante altre realtà. Il buco dell’ozono ad esempio, rappresenta l’allarme degli ecologisti che auspicano comportamenti più puliti da parte degli uomini; avere le tasche o le mani bucate, fa venire in mente chi non sa gestire le proprie risorse e sperpera ciò che possiede; fare un buco in fronte significa vendere un prodotto, un bene o un servizio a prezzi esorbitanti.
Di esempi ce ne sarebbero altri ma io voglio concentrare l’attenzione su quest’altro, il cosiddetto buco nell’acqua. Quante volte ci è capitato di provare a fare qualcosa e non siamo riusciti a venirne a capo?
Un progetto, l’inizio di un nuovo amore, una vacanza agognata, un mobile da montare, un desiderio mai espresso…e come per una oscura maledizione, ecco che ci ritroviamo con un fallimento, il classico buco nell’acqua. E l’insuccesso a volte deriva da una nostra colpa ed altre volte magari da un momento di pura e semplice sfortuna.
Riportando questo modesto ragionamento alle “peripezie” amministrative della giunta comunale angrese, saltano subito all’attenzione generale, le tante imprese tentate dai nostri stimati amministratori e che malauguratamente ostacolate da vicissitudini varie, stentano ad essere portate a compimento.
Certe volte viene da pensare che si tratti delle fatiche che il forzuto Ercole dovette affrontare e raccontate nella storia mitologica del nostro passato remoto. Sono solo pensieri ovviamente, dettati dall’osservare la realtà quotidiana che al giorno d’oggi scorre sotto i nostri occhi e che viene crudelmente stigmatizzata dai social cui nulla sfugge.
Certo che se mettiamo in fila certe decisioni prese dal sindaco e dai suoi fedeli collaboratori, i buchi nell’acqua si moltiplicano a vista d’occhio; ma non voglio tediare nessuno e quindi mi limito alla “serie di sfortunati eventi” che stanno caratterizzando il periodo storico della nostra cittadina. Non voglio neanche partire troppo da lontano, ricordate il progetto APU?
La confusa gestione della documentazione amministrativa ha rischiato di far perdere il finanziamento destinato al pagamento delle spettanze dovute ed al momento è in corso una vertenza tra l’ente ed i lavoratori che lamentano un impiego di oltre due mesi senza compenso alcuno (dal 1° ottobre all’ 11 dicembre 2018); c’è poi la triste e “buia” vicenda della pubblica illuminazione che, a distanza di circa due anni dall’affidamento ultra-ventennale ad una concessionaria privata, vede la sentenza del Tar di Salerno (sezione prima) che di fatto ripristina la titolarità di impianti e gestione in capo al Comune di Angri (attualmente il comune non ha ancora trovato la forza di riprendere in mano detta gestione e continua a pagare le “bollette” al privato); lo scorso 31 dicembre 2020 si è consumato un altro atto decisamente grottesco, quando il consiglio comunale con il voto della sola componente di maggioranza ha approvato il bilancio preventivo per l’anno 2020 (si è vero, hanno approvato la previsione di spesa per un anno già finito), ed in assenza di una corretta programmazione per l’anno 2021 la macchina comunale è costretta ad amministrare “per dodicesimi” senza poter fare investimenti e senza alcuna proposta progettuale nemmeno nel breve periodo.
E giungiamo al fiore all’occhiello, all’ultima bravata che è sotto gli occhi di tutti: l’affidamento della gestione della sosta a pagamento ad una società privata a fronte del recupero dell’area su cui insiste quel che resta del Plesso scolastico del 1° Circolo Didattico in via Cervinia.
Ebbene a tre mesi dalla data del passaggio di consegne, il privato ancora attende la definitiva cessione del servizio, malgrado siano state già ridisegnate le aree di sosta e che l’installazione dei nuovi parcometri abbia già subito atti di vandalismo. Le lacune amministrative e le macchinose procedure degli uffici di competenza, da diversi mesi impediscono il completamento dell’iter obbligatorio per consentire alla nuova società di poter finalmente gestire il servizio dei ticket a pagamento.
E fermiamoci qui. Sembra proprio la trama di un film, il sequel della pellicola cui ho fatto riferimento in epigrafe e che potremmo simpaticamente intitolare “La banda del buco colpisce ancora, e ancora, e ancora…” se non fosse che di divertente non vi è proprio nulla, anzi parafrasando un altro film che mi è sempre gradito rivedere, non ci resta che piangere…

