Il presidente di Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo commenta la probabile decisione di portare la Campania da zona gialla a zona arancione: «Gli imprenditori campani sono allarmati e disorientati. Secondo noi non si risolve così il problema dei contagi: dal nostro punto di vista o si conferma la zona gialla o meglio passare direttamente a quella “rossa”, con la chiusura delle attività e ovviamente con il sostegno dei ristori. La verità è che il problema degli assembramenti non lo risolviamo senza controlli più rigidi.In ogni caso è inaccettabile che queste decisioni vengano prese sempre all’ultimo momento. Non è possibile che il cambiamento dello “status” lo si stabilisca il venerdì per la domenica o per il lunedì. I ristoratori acquistano i prodotti almeno due giorni prima , non è possibile pensare che l’approvvigionamento dei prodotti per la domenica venga fatta il sabato, altrimenti la qualità sarebbe scadente. Sarebbe un danno ulteriore per i nostri esercenti e qualora si immaginasse che si partisse già domenica con la zona “arancione” il danno sarebbe enorme: in media di 10mila euro per ogni locale da 100 coperti, in generale per i ristoratori di tutta la Campania, in questo senso, ci sarebbe una perdita di circa 25 milioni di euro».
Il presidente Schiavo invoca maggiore chiarezza: «Ci auguriamo che il governo Draghi in futuro sia più tempestivo e deciso nelle scelte, le decisioni last minute provocano ulteriori danni economici alle attività. Ribadiamo che i ristoratori non sono gli “untori” del Covid-19, il problema è la mancanza di senso civico delle persone, il rifiuto delle regole e la mancanza di rispetto per la salute da parte di diverse cittadini. Dunque passare da zona “gialla” ad “arancione” dal nostro punto di vista non risolve il problema della crescita dei contagi ed allungherebbe invece l’agonia delle attività commerciali. Se non ci sono controlli adeguati, inoltre, diventa difficile evitare gli assembramenti».
Anche Fiepet (Federazione Esercenti Pubblici e turistici) protesta con forza dopo le ultime decisioni relative al cambiamento di status (e alla sua tempistica) della Campania. Con la firma del presidente e del vice presidente Regionale della Campania Fiepet (rispettivamente Vincenzo Politelli e Mirco Martucci) e del presidente e vicepresidente provinciale di Napoli Fiepet (rispettivamente Antonio Viola e Roberto Biscardi) ecco la nota diffusa: “Ancora una volta – affermano – la nostra categoria è colpita duramente. La decisone del Governo di mandarci in zona arancione comporta il fatto che siamo le uniche attività a chiudere. Siamo stanchi di decisioni a metà che non servono a sconfiggere il virus ma che certamente danneggiano tutti noi. I Ristoranti e i Bar lavorano part time in zona gialla e chiudono in due scenari su tre. Tutto ciò è insostenibile. Anche psicologicamente continuare a lavorare in assenza di programmazione è un disastro. La logica dell’apri chiudi è assolutamente devastante. Peraltro con l’avvento della variante inglese il sistema dei colori è assolutamente superato. Occorrono decisioni più chiare sulla base delle evidenze scientifiche che, lo ricordiamo, dimostrano che i ristoranti non sono vettori di contagio”.
Fiepet/Confesercenti chiedono maggiore lungimiranza nel prossimo futuro: “Il 5 marzo scade dpcm ci auguriamo che il Presidente Draghi rifletta bene sulle decisioni da intraprendere. Nel frattempo ci auguriamo che il nuovo Governo metta mano al capitolo ristori, al tema dei fitti, e valuti se è giusto e normale che le spese che ancora oggi sosteniamo non tengano conto delle enormi limitazioni alle quali siamo sottoposti. Insomma frattanto che arrivano i vaccini, non si abbandoni una categoria che è letteralmente allo stremo. Anche per colpa di chi dovrebbe controllare e non lo fa. I danni di questa ultima chiusura – concludono- rappresenteranno la mazzata finale per tanti esercenti del nostro settore che non avranno più la forza di rialzarsi. Chi paga tutto questo?”.

