La procura lo considerava “il cervellone” del gruppo. Ma la sua posizione è stata stralciata, con l’inizio del processo fissato per il prossimo 2 maggio. Lui è un 56enne tecnico pugliese, coinvolto qualche anno fa nella maxi inchiesta della procura di Nocera Inferiore “Bypass”, che ricostruì una maxi frode di energia elettrica ai danni dell’Enel. L’uomo deve rispondere di furto e ricettazione, a causa del “contributo” che avrebbe fornito al restante gruppo degli indagati. Esperto nel campo informatico, elettromagnetico ed elettronico, avrebbe fornito – stando alle accuse – consigli e suggerimenti tecnici, riuscendo a “violare il sistema di protezione” inserito in “tablet-pc” che lo stesso gruppo gli aveva fornito, allo scopo di inserirsi nel sistema di protezione dei contatori elettronici per manometterli. Quel tablet, un Panasonic, fu rubato da un dipendente dell’Enel presso la stazione di Salerno-Fratte.
L’operazione condotta dai carabinieri mise nel mirino almeno 29 persone, con accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e al furto. Il ruolo apicale sarebbe stato rivestito da due paganesi, di cui uno ex dipendente dell’Enel e “mente” del gruppo. I soggetti coinvolti avrebbero realizzato marchingegni per esercizi commerciali e proprietari di abitazioni private, per rubare energia elettrica dietro cospicui pagamenti. Al centro dell’indagine, la manomissione dei contatori, con magneti in grado di alterarne il funzionamento per riuscire a registrare meno consumi rispetto a quanto effettivamente impiegato. Prima si acquisivano i dati con le persone che avevano un normale contratto con l’Enel, poi si offriva il magnete che serviva a ingannare il contatore. E qui sarebbe entrato in gioco l’ingegnere pugliese, con le sue conoscenze. L’inchiesta coinvolse buona parte dei comuni dell’Agro nocerino sarnese, più la zona di Cava de’ Tirreni e del Salernitano, per fermarsi alla provincia napoletana.
Nicola Sorrentino
