Bufera sulle primarie del PD a Napoli. Bassolino ha presentato già due ricorsi, respinti dal comitato organizzatore delle primarie partenopee ma l’ex Governatore non arresta di un centimetro ed ha presentato appello alla Commissione nazionale di garanzia del Pd. Il presidente della commissione, Giovanni Del Moro annuncia che l’organo deciderà mercoledì 23 marzo. Al centro della polemica sollevata dallo sfidante della neoeletta candidata sindaco Valeria Valente, dei filmati di Fanpage in cui sono stati ripresi “personaggi sospetti”, aggirarsi nei pressi dei seggi di San Giovanni a Teduccio e di Scampia. Secondo quanto emerge dai video avrebbero accompagnato gli elettori “a votare la femmina”, omaggiandoli dell’euro necessario per il voto. La procura di Napoli interviene sul caso. Il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino ed il sostituto procuratore Francesco Raffaele hanno disposto l’acquisizione integrale dei filmati per verificare se quei “buttadentro”, sono militanti o dirigenti del Pd o peggio ancora esponenti legati alla criminalità organizzata con qualche interesse ad influenzare l’esito delle elezioni. Al momento il fascicolo resta iscritto al modello 45: zero indagati, fatti non costituente reato. Bassolino, delinea chiaramente quanto accaduto al lotto T di Scampia dove si vedono più persone che presidiano il seggio, intercettano chiunque entri o esca, invitano a votare la Valente e chiedono espressamente di non votare Bassolino. “Un chiaro comportamento intimidatorio – continua l’ex Governatore – in un seggio, il 62, dove dai video emergono chiaramente modalità di controllo antistante al seggio tipiche delle organizzazioni criminali, in un territorio quale Scampia, dov’è elevata la presenza camorristica e forte il controllo del territorio da parte dei clan”. Prosegue la sua battaglia per la legalità”, chiedendo di annullare le elezioni o almeno di ritornare alle urne nei cinque seggi ripresi dalla testata web di Francesco Piccinini, dal momento che lo scambio di monete e le indicazioni pro Valente all’ingresso dei seggi della periferia di Napoli hanno violato il principio costituzionale della libertà d’espressione del voto, durante le consultazioni del 6 marzo.
Roberta Montanaro

