Accadde Oggi – In scena il primo spettacolo del Massimo Partenopeo

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Il mondo del teatro è in lacrime per la perdita del grande Maestro Proietti eppure chi
vive il teatro è consapevole che ad ogni sipario che cala ce n’è uno che si alza.

Ergo, se da un lato si piange una dipartita, da un altro si celebra un anniversario. Il 4 Novembre 1737, in occasione dell’onomastico del Re Carlo di Borbone che ne volle fortemente la costruzione, si apriva per la prima volta al pubblico il sontuoso sipario del Teatro San Carlo di Napoli. Inaugurato 41 anni prima della Scala di Milano e 55 anni prima della Fenice di Venezia, il “Teatro di San Carlo” rappresenta oggi il più antico Teatro d’Opera in Europa .

Il prodotto artistico che per primo andò in scena alla presenza del Re, fu l’ ”Achille in Sciro” di Domenico Sarro con libretto di Pietro Metastasio con Vittoria Tesi, Angelo Amorevoli e il soprano Anna Peruzzi. Costruito in soli otto mesi, inizialmente fu sede esclusiva dell’Opera Seria mentre l’Opera Buffa si dava in altre sedi della città. Re Carlo III desiderava valorizzare Napoli con un teatro che rappresentasse concretamente il potere regio e affidò il progetto all’architetto Giovanni Antonio Medrano, Colonnello Brigadiere spagnolo, e ad
Angelo Carasale, già direttore del San Bartolomeo.

Il San Carlo, con i suoi 1368 posti a sedere è il teatro più capiente d’Italia e ‘il più bello del mondo’ essendosi classificato prima del Bolscioi, prima dell’Opéra Garnier, prima della Scala di Milano.

Il Massimo Partenopeo fu costruito con l’intento di rendere Napoli capitale Europea, capitale della cultura non soltanto nel XVIII Secolo ma anche in quelli a venire.

Nella prima metà del Novecento, su disegno di Michele Platania, fu creato un foyer sul lato che dà ai giardini del palazzo reale. Distrutto durante i bombardamenti nel 1943, l’ambiente oltre ad accogliere gli spettatori durante gli intervalli delle opere viene tutt’oggi utilizzato anche come sala in cui si tengono piccoli concerti ed eventi.

Il XX secolo ha visto esibirsi nomi come Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Josè Carreras, Enrico Caruso (che proprio al San Carlo tenne la sua ultima discussa esibizione napoletana), Maria Callas, Montserrat Caballé.

Tra i direttori d’orchestra, invece, vanno citati Arturo Toscanini, Igor Fëdorovič Stravinskij, Riccardo Muti, Claudio Abbado e Zubin Mehta.

Il XXI Secolo accoglie la sofferenza del San Carlo così come quella di tutte le sale teatrali, belle, curate, sicure, protette, dettata dalla necessità di chiudere i sipari per far fronte alla
terribile emergenza sanitaria di questo funesto anno bisesto.

La cultura soffre, senza cultura l’anima muore. Il pubblico fedele attende che come l’uccello mitologico, il Massimo Partenopeo – e con esso tutti i teatri d’Italia- torni a rinascere, e ad
accogliere l’arte di nuovi geni.

Giuseppina Rita De Stefano