Taurania Revenge. Il sistema Pagani e il mercato della droga raccontato in aula

La vendita della droga gestita «in regime di imposto monopolio»

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Il «sistema Pagani» e la gestione del mercato della droga legato alle direttive del clan Fezza – D’Auria Petrosino. E’ cominciata ieri mattina la seconda e più importante tranche del processo «Taurania Revenge», con la prima udienza davanti al collegio difensivo presieduto dal presidente Donnarumma. Il teorema del sostituto procuratore dell’Antimafia, Vincenzo Montemurro, ha cominciato a prendere forma con le prime due deposizioni, quelle dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Nocera Inferiore, materialmente impegnati nella prima fase dell’indagine. Al centro il mercato della droga a Pagani, attenzionato dal presunto boss (non ha condanne in tal senso) Antonio Petrosino D’Auria, oggi ristretto al regime del carcere duro. La Dda lo inquadra a capo del sistema, con il controllo delle piazze di spaccio e l’aiuto materiale di Salvatore Pepe, ritenuto invece riferimento del secondo gruppo che agiva dietro indicazione del clan.  Da una parte infatti vi sarebbe stato Antonio Petrosino D’Auria, insieme a Francesco Fezza, i fratelli Vincenzo e Daniele Confessore, Andrea e Giuseppe De Vivo. Dall’altra il livello “sotterraneo”, ribattezzato anche gruppo “satellite”, con la vendita della droga gestita «in regime di imposto monopolio».

Il maresciallo del Nucleo Investigativo ha ricostruito la genesi dell’indagine, descrivendo i risultati delle attività di appostamento e intercettazione, culminati poi in diverse informative. Dalla scoperta dell’attività in piazza Barbazzano, fino alla “chiave” di uno degli imputati, collegata ad un deposito con dentro la droga, per poi terminare con i collegamenti con il clan Fezza – Petrosino. E poi la collaborazione determinante dei pentiti, come i due Greco, insieme a Gerardo Baselice e Domenico Califano. Proprio quest’ultimo, sarà il testimone che deporrà nella prossima udienza, fissata per il 23 marzo. La sua testimonianza è tra quelle maggiormente determinanti per la solidità dell’impianto accusatorio e per i ruoli attribuiti dall’Antimafia ai soggetti coinvolti. La prima tranche del «Taurania Revenge» si era chiusa lo scorso aprile, in abbreviato, con condanne pari a quasi 80 anni di carcere nei confronti di 23 persone.

Nicola Sorrentino