Nacque a Carpi nel 1530 da Francesco Realino e da Elisabetta Bellentoni. Studente alla facoltà di medicina nell’università di Bologna, per assecondare il desiderio di Cloride, la donna da lui amata, interruppe gli studi per dedicarsi alla giurisprudenza. Alla fine di questo periodo di studi incontrò un certo Galli, che aveva commesso una ingiustizia, ne nacque una discussione animata. Bernardino lo colpì alla fronte, senza però ucciderlo.
Compiuti gli studi e laureatosi in giurisprudenza, fu podestà prima a Felizzano, poi a Cassine e in seguito a Castelleone. Negli anni del breve governo a Cassine, a contatto con le strettezze economiche e miserie morali del popolo, ne fu talmente impressionato che giunse a non mangiare e non dormire, fuggendo gli amici, disgustato della vita. Fu allora che maturò in lui la vocazione religiosa. A Napoli, la predica di uno zelante gesuita lo colpì e gli rivelò chiaramente la divina chiamata. Chiese di divenire gesuita. Salì l’altare il 24 maggio del 1567.
Negli anni maturi a Lecce e nella vecchiaia Bernardino, che fu sempre devotissimo della Madre Divina, conservò nell’amore alla Madonna quell’ingenuità infantile che spiccava come nota particolare della sua pietà. Con Maria e per Maria guadagnò le anime a Dio. I magistrati di Lecce si recarono un giorno alla Casa dei Gesuiti, per pregare il Santo, ormai vecchio e quasi paralizzato, di accettare l’incarico e l’onore di essere il patrono della loro città in Paradiso. Morì il 2 luglio 1616 alla veneranda età di 86 anni.

