La sensibilità agli stimoli esterni è una prerogativa degli esseri umani, ed è allo stesso tempo una forza ed un punto debole. Infatti, acquisire nuove nozioni, aiuta a crescere ed a sviluppare il senso critico e la capacità di discernere tra bene e male; ma è anche vero che il continuo bombardamento di messaggi rende difficile la difesa dalle informazioni false con o senza dolo.
Con la presenza sempre più invadente dei social e dei siti web di notizie che ormai dilagano ovunque, la “massificazione culturale” sta prendendo il sopravvento…
Mi sovviene il ricordo di uno spot pubblicitario che con tutta probabilità ha cambiato radicalmente il modo di vivere degli italiani. Erano i primi anni settanta ed in televisione imperava il celeberrimo “Carosello”, che andava in onda, per dirla alla Arbore, dopo il tg.
Dei tanti “corti” utilizzati per promuovere i cosiddetti beni di consumo, quello a cui mi riferisco io, vedeva come “testimonial” Gino Bramieri che brandendo in mano una bacinella, lanciava il tormentone di quegli anni: “E mò e mò…Moplen!” Entrò così nelle case degli italiani la plastica, che andò a sostituire decine di utensili che fino ad allora erano fatti di legno, metallo, coccio e similari: e fu la rivoluzione perché si passò ad una produzione e distribuzione di massa; il nuovo materiale consentiva un accesso indiscriminato ad una miriade di oggetti e prodotti che potevano vantare prezzo basso ed una versatilità mai vista prima, e la televisione, con i suoi volti noti che riempivano lo schermo, impiegava grandi attori e cantanti per invitare alla fiducia, garantendo con la loro presenza, la qualità dei prodotti promozionati.
Da allora, la corsa al benessere non ha visto rallentamenti, tutti abbiamo cominciato ad aver bisogno di tutto, strizzando sempre più l’occhio alla quantità anche a scapito della qualità. E ancora oggi, più la domanda cresce, più cresce l’offerta, in un “tourbillon” di beni, servizi, prodotti, sempre nuovi sempre di più. Ormai si può dire che ci siamo assuefatti a questo modo di vivere e non ci facciamo quasi più caso, ed è con lo stesso spirito di “rassegnazione” che stiamo vivendo la rivoluzione dell’informazione digitale.
Fino a qualche anno fa, il telegiornale della sera (e la televisione in genere), forse anche più della carta stampata, era considerato il più affidabile strumento per la diffusione dell’informazione in Italia: “Lo ha detto il telegiornale” si sentiva ripetere, oppure: “L’ho sentito in televisione” ed era “cassazione”. Nessuno osava mettere in dubbio la “bontà” della fonte. Oggi tutta la fiducia sembra essersi spostata verso la “comunicazione digitale”: la facilità con cui si può veicolare una notizia, la condivisione, la capillare diffusione “ad personam”, la maniacale ricerca della visibilità, del riconoscimento dei meriti, tutto “rema” a favore del mondo digitale; come dicevano i nostri anziani: “Voce e popolo, voce ‘e Dio”, volendo significare che se è il popolo che ne parla, è verità come se venisse da Dio.
Ed è questo il “consumismo intellettuale”, l’appiattimento dell’informazione, con conseguente perdita di qualità a vantaggio della quantità; non importa più quello che dici: la fame di notizie, di fatti, di vicende ed avvenimenti, fa sì che il mercato dell’informazione debba produrre e rendere fruibile un’enorme quantità di dati accessibili a quante più persone è possibile; ed in questo “mercato delle vacche” ognuno cerca di ritagliarsi uno spazio per la propria esposizione, la bancarella dove presentare il proprio prodotto di informazione. La condivisione diventa passaparola, più persone “ti seguono” (non importa se leggono quello che scrivi, se capiscono quello che scrivi, se ragionano su quello che scrivi) più la tua visibilità aumenta, facendo si che tu sia “affidabile”, non per quello che scrivi ma per quello che gli altri pensano che tu abbia scritto, magari leggendo solo il titolone del momento.
Se è vero che il consumismo di mercato è dettato dalla regola economica “ho pochi soldi ma tanta voglia di comprare”, il consumismo intellettuale è figlio dell’equazione “ho poco tempo perché ho tanto da fare, e nel poco tempo che ho debbo sembrare quanto più informato, acculturato, intelligente possibile”; ben vengano allora le notizie annacquate e l’informazione senza nutrienti, sarà più facile “evacuarle” per fare spazio alla novità del giorno, senza ingrassare ed appesantirsi, puntando sempre più ad essere sorgente piuttosto che foce, del fiume di cazzate di cui tutti neghiamo l’esistenza, ma su cui quotidianamente navighiamo, sballottati da una sponda all’altra, passando dal più assoluto convincimento al più drastico negazionismo. E qualcuno, romanticamente, ancora siede sulla sponda del fiume aspettando che…
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