Cultura – E fu ‘subito sera’ per Salvatore Quasimodo

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‘Quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto e alcuni versi in tasca’, si spegneva il 14 giugno 1968 a Napoli. Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1959 nonostante non fosse uno scrittore di professione, poeta e traduttore, Salvatore Quasimodo è considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’ermetismo italiano.

Di origini siciliane, a causa del lavoro del padre che era ferroviere, poté viaggiare molto. La svolta della sua carriera avvenne quando il cognato, Elio Vittorini, lo mise in contatto con una delle più grandi riviste del’900, Solaria, che subito iniziò a pubblicare le sue poesie. Quasimodo non fu semplicemente uno scrittore  quanto un pensatore che voleva ‘modificare’ il mondo.

Il suo intento era quello di ‘scuotere’ l’uomo più di quanto potesse fare la filosofia o la storia. La poesia, per il lirico Ragusano, era etica ed il versificatore doveva diventare un uomo forte, pronto a subire le reazioni che i suoi scritti generavano nella società. Perfetta sintesi del pensiero di Quasimodo è la celeberrima e breve terzina dell’omonima raccolta, in cui solitudine, precarietà della vita ed avvicendarsi di gioia e dolore, si racchiudono: Ed è subito sera.

Giuseppina Rita De Stefano