L’editoriale di Aniello Menditto – Come Guerre Stellari ha cambiato la fantascienza (in peggio)

0
160

Prima di un tripudio di effetti speciali e navicelle, fantascienza significava distopia, critica, sociologia.

Ieri 25 maggio, usciva più di quarant’anni fa, Guerre Stellari: episodio IV, il film che avrebbe segnato una generazione diventando un vero e proprio evento culturale.

Un film che ha cambiato il modo stesso di intendere la fantascienza, trasformandola da un genere di nicchia a qualcosa che piace al grande pubblico.

Si perché prima di Guerre Stellari la fantascienza era qualcosa di molto più ricercato e sofisticato, non si limitava a raccontare il futuro, ma usava il futuro per parlare del presente.

Guerre stellari ha trasfigurato il genere in qualcosa di più appetibile dai grandi pubblici, che man mano col tempo avrebbero conosciuto una fantascienza molto diversa da quella di David Lynch in “Dune”, da quella di Kubrick in “2001 Odissea nello Spazio”, da quella dello stesso G. Lucas in “L’uomo che fuggì dal futuro”.

Ma com’era quindi questa fantascienza

“Pre-Guerre Stellari”?

In primis per rispondere bisogna immaginare il contesto degli anni ‘60-’70 cioè gli anni della Guerra Fredda.

Una guerra che vede l’uomo in parte vittima della sua stessa invenzione, vittima della bomba che ha inventato da cui sono scaturite minacce e misure mai viste prima.

E qual è uno dei temi ridondanti nella fantascienza di quegli anni?

L’uomo succube delle sue invenzioni: non abbiamo super-uomini che fanno grandi cose con tecnologie inimmaginabili; bensì abbiamo uomini che si ritrovano a dover combattere ciò che essi stessi hanno creato.

E qua ci si può sbizzarrire a immaginare quante nostre invenzioni ci hanno effettivamente condizionato e reso loro schiavi. A partire dalla civiltà stessa, come possiamo vedere nel sopraccitato “L’uomo che fuggì dal futuro” dove troviamo una società dove il tema del “Grande Fratello” di 1984 è mostrato nella sua massima potenza. Dove vediamo l’uomo schiavo dell’economia e del controllo.

Oppure possiamo pensare alla guerra per le risorse, come ci viene mostrato in “Dune” di David Lynch.

Film dove varie civiltà aliene si contendono il controllo di un pianeta ricco di un minerale che prende il nome di Spezia, capace di allungare la vita e di essere usato come combustibile.

Oppure ancora 2001 Odissea nello Spazio che camuffa sotto le spoglie di un film di fantascienza un tripudio di concetti filosofici molto legati alla filosofia del tedesco Nietzsche.

Questa tendenza della “vecchia fantascienza” ad essere più che mero intrattenimento è ancora più visibile nei libri di questo stesso genere.

Basti citare 1984, e ancor più il suo seguito: Fahrenheit 451. Oppure “La Mosca “, o ancora un “Guida galattica per autostoppisti”, una serie di libri che trasfigura la nostra società nello spazio, da leggere in chiave grottesca e satirica, ricca di caricature e sottigliezze.

Abbiamo così che, mentre prima i temi raccontati in queste e altre numerose opere/pellicole erano la violenza diffusa, il consumo esasperato, la ricerca dell’eterna giovinezza, lo sfruttamento delle risorse naturali per il più grande profitto possibile e l’informatizzazione della società.

Quindi cose che al tempo erano un’anticipazione di tempi che viviamo (o vivremo)

Oggi, invece tutto ciò è sfumato, e i temi centrali della fantascienza sono gli effetti speciali, i laser e “robbottoni”.

Tutti uniti nel tema dell’intrattenimento.

L’uscita di Guerre Stellari ha quindi aperto un nuovo capitolo della fantascienza, un capitolo fatto di contenuti più semplici e fruttiferi, un capitolo di mercificazione dell’immaginario.

Questo perché il successo ottenuto da Star Wars porterà i grandi studi di produzione, per lo più, in quella stessa direzione; nella direzione dei film che riempiono le sale e lasciano vuote le menti.

Un po’ come quello che è successo all’Horror, trasformandolo in un genere che non è altro che mercificazione della paura.

Per concludere si può dire che Star Wars ha sancito la fine di un altro dei mezzi della satira, portandolo alle stelle, ma lasciandolo ai giudizi delle stalle quali siano le nostre menti da intrattenuti.