La materia riguardante l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione legale è, da anni, oggetto di discussione.
Ogni anno nel mese di Dicembre gli aspiranti avvocati sostengono oltre 10 ore di prova per tre giorni consecutivi. Il responsabile dell’Associazione Praticanti Avvocati, Aniello Mancuso dichiara in una lettera aperta a MN24 le proprie perplessità in merito –
“La difficoltà nel superare questo esame è nota anche a chi non ha mai frequentato un’aula di Giurisprudenza.
Quest’anno, a causa del Covid,ci auguravamo che qualcosa cambiasse,che si capisse che stiamo parlando di un esame di Stato e non di un concorso pubblico.
Ma non è stato cosi.
Come in tutti i settori, anche quello della Giustizia si è bloccato dal mese di Marzo e, dunque, si è fermata anche la correzione degli elaborati sostenuti lo scorso Dicembre, creando non poco caos tra gli aspiranti avvocati. Il Governo sembra non essersi mai interessato a noi.
Come AIVAPP,abbiamo presentato una semplice proposta al Ministro Alfonso Bonafede: procedere, cosi come è stato deciso per le altre professioni, direttamente alla prova orale. Una proposta che, a quanto pare, non sembra aver convinto il Ministro della Giustizia, ma che ha convinto il Ministro dell’Università e della Ricerca. Infatti il Ministro Manfredi ha stabilito, come ai fini dell’abilitazione all’esercizio di specifiche professioni, sia sufficiente sostenere , in ottemperanza al disposto dell’art. 33 c. 5 Cost. , solamente una prova orale ,secondo le modalità cd. “a distanza”.
Questo significa che l’aspirante ingegnere, l’aspirante commercialista, l’aspirante odontoiatra, otterrà la tanto agognata abilitazione solo sostenendo una prova orale. Il Ministro Bonafede, invece, non solo non sembra voler accogliere la nostra proposta, ma sembra abbia già pronto l’emendamento da inserire nel prossimo Decreto Rilancio in forza del quale le commissioni, dopo tre mesi di stop, dovranno riprendere le correzioni da remoto caricando, cosi, di un enorme e massiccio lavoro le Corti di Appello che dovranno, in tal caso, scannerizzare ogni singolo compito di ogni singolo candidato (dunque, tre compiti per ciascun candidato) e inviarlo telematicamente ad ogni singolo membro di ogni singola commissione e sottocommissione. Non solo. In una situazione di normalità, i risultati uscirebbero tra fine giugno ed inizio luglio, in modo tale da poter dare al candidato che abbia superato le tre prove, di prepararsi per l’esame orale che dovrà affrontare da Settembre in poi. Ora quando usciranno i risultati? Non sicuramente prima di settembre. E, quindi, i candidati saranno costretti a dover essere esaminati ben oltre il 2021.
Soprattutto, come verrebbe garantito il principio di trasparenza se ancora non sono chiare le modalità che ogni membro di commissione dovrà rispettare? E come si può non pensare ad una disparità di trattamento tra chi è stato corretto tra il mese di gennaio e febbraio e, dunque, in una situazione di normalità e senza modalità telematiche, e chi invece verrà corretto con queste nuove indicazioni? Il Governo sta aprendo una autostrada per coloro che, giustamente, vorranno far ricorso al Tar.
Ribadiamo, dunque, che l’unica soluzione a questa criticità sia questa: ritenere sufficienti gli elaborati dei candidati della sessione 2019 e procedere direttamente all’esame orale in via telematica.
Ci auguriamo che il Ministro si ravveda e ci ascolti.
Ringraziamo, inoltre, vari esponenti della politica italiana che, in Parlamento e in Europa, stanno lottando per rappresentare le nostre istanze”.
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