Sono iniziati oggi gli interrogatori per gli indagati accusati di corruzione per ottenere i permessi a costruire nell’ex area Cirio. La maxi inchiesta, definita “Operazione Olimpo”, vede imputati anche i parlamentari di Forza Italia, Antonio Pentangelo e Luigi Cesaro, per i quali il giudice ha chiesto l’autorizzazione alla Camera per gli arresti domiciliari e che al momento sono gli unici a non essere ascoltati.
La questione ruota attorno all’area della ex fabbrica Cirio, un’ampia zona compresa tra via Traversa Mele e il cimitero a Castellammare di Stabia. Per quest’area l’amministrazione del sindaco Salvatore Vozza prevedeva una riqualificazione con interventi che dessero vita a strutture alberghiere, centri sportivi, parcheggi. Un progetto per risollevare l’area dal degrado, che non approdò ad alcuna soluzione, se non a far cadere l’amministrazione. Per quest’area c’erano altri programmi che prevedevano la costruzione di appartamenti, come chiedevano l’imprenditore Adolfo Greco e il defunto Tobia Polese, il boss delle cerimonie.
L’imprenditore Adolfo Greco è accusato di estorsione con reati non aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’accusa era stato colui che aveva dato inizio alla possibile realizzazione del progetto avente come referente il politico Cesaro. Greco, ritenuto una pedina, aveva incontrato il consigliere regionale Pd Mario Casillo, per il quale non c’è stata richiesta di arresti, con ruolo di mediatore, per il ritiro di emendamenti al piano urbanistico della Costiera in cambio di affidamento di lavori di impiantistica elettrica a una ditta grazie all’intervento di Gennaro Iovino, politico stabiese. Quest’ultimo avrebbe messo in relazione Greco e Casillo, che non sortì l’effetto desiderato dal Greco.
Luigi Cesaro ha ricevuto poi da Adolfo Greco diecimila euro alla presenza di Pentangelo, in un incontro a casa dell’imprenditore, mentre all’altro parlamentare ebbe in dono un Rolex. Al deputato Pentangelo, componente della Commissione Antimafia, è stato contestato di aver avuto rapporti con Greco che a sua volta ha collusioni con la camorra.
La pedina di Greco all’interno dell’amministrazione comunale stabiese era Giovanni Russo, assessore ai lavori pubblici e alle attività produttive, citato negli atti dell’inchiesta, precedentemente tecnico dell’Asl e passato al Comune in seguito ai rapporti con Adolfo Greco. L’opposizione ha attaccato il Sindaco e Giovanni Russo, irritando il primo cittadino che difende l’assessore a sua volta: “Che cosa si insinua? Che il bravo Giovanni sia in giunta per volere di Greco, per portargli avanti quel progetto? Se fosse vero, ora sarebbe impossibile”.
Il sindaco si riferisce al ritiro da parte della sua amministrazione del permesso a costruire per Greco e la sua società. Per il sindaco Gaetano Cimmino ciò è avvenuto in piena autonomia, ma risulta che nel luglio del 2019 ci fu una mozione di Leu che chiedeva una nuova revisione del progetto, quando già si parlava di corruzione da parte della magistratura. Il provvedimento definitivo di revoca è dell’ 11 marzo 2020, con decadenza completa di procedere alla realizzazione del progetto.
Ai domiciliari anche Maurizio Biondi, commissario nominato da Pentangelo su richiesta di Cesaro, il curatore del progetto, e Antonio Elefante, che aveva il compito di abbattere l’area ex Cirio.
In difesa di Pentangelo, gli avvocati hanno affermato che nessun atto illegittimo è stato fatto, l’assistito si è limitato a nominare un commissario ad acta. Per quanto riguarda l’orologio ricevuto in dono da Pentangelo, sarebbe stato un regalo di compleanno ricevuto lontano dai fatti che si contestano. E infine la difesa si chiede come mai la richiesta di misura cautelare giunga solo ora quando i fatti, già conosciuti, risalgono agli anni 2013- 2015.
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