5 maggio – 20 anni senza il mitico Gino Bartali

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L’ultima salita, per il re della montagna nella storia del Giro d’Italia, fu verso il cimitero
sulla collina di Ponte a Ema, vestito con il mantello di lana color avorio del Terzo Ordine dei
Carmelitani Scalzi. Con la croce ricamata d’oro in campo bianco, la purezza. Perché Gino Bartali era campione della fede, devoto alla Madonna di Loreto, di Pompei, di Lourdes: «L’ultimo vestito è senza tasche», diceva. Appena fuori dalla stanza da
letto, aveva una cappellina privata, due metri per due. Sull’altare c’era una statua di Santa Teresa di Lisieux: Gino l’aveva voluta per ricordare il fratello minore Giulio, morto a 19 anni in corsa nel 1916. La cappellina ora è ad Assisi, al Museo della Memoria.
Trasportata qui durante il Giro d’Italia 2018, quello partito da Gerusalemme proprio nel nome di Bartali, Giusto delle Nazioni.