Scelti x Voi – Grande Torino, una commemorazione diversa – di Nicola Cecere per la Gazzetta dello Sport

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A 71 anni dallatragedia, domani non ci sarà la 70ª celebrazione degli Invincibili davanti alla
loro Lapide, dunque. Il capitano del Torino di adesso, Andrea Belotti, non
potrà scandire, con voce resa tremula dall’emozione, i nomi di quella formidabile
squadra talmente amata dalla gente da indurre il grande Indro Montanelli a
celebrarla così nell’ora delle esequie: «Il Torino non è morto, è soltanto in
trasferta. Perché gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede».
Quando nei recenti provvedimenti di graduale riapertura a una vita normale adottati dal Governo è circolato con insistenza il concetto di «affetti stabili» per autorizzare spostamenti, qualche tifoso avrà pure pensato «beh, allora una nostra delegazione alla Basilica potrà salire»: è difficile, in effetti, contemplare un affetto più stabile di quello che il
popolo granata nutre nei confronti del Grande Torino.

Immutabile da oltre settant’anni, questo profondo legame sentimentale tale rimarrà
per i prossimi cento… In questa circostanza eccezionale, ecco che il
pellegrinaggio a Superga viene sostituito con un breve rito al Filadelfia, la
fortezza inespugnabile di quello squadrone. Verrà aperto, lo stadio, per
ospitare un uomo di chiesa. Come accaduto al Papa in Vaticano per la Pasqua, nel
“tempio” ci sarà solo il cappellano granata a onorare la memoria di
Valentino e compagni. Forse è anche più suggestivo, di sicuro in questo modo il filo
d’amore tra un popolo e i suoi eroi non viene spezzato.