Colao: l’App funziona se tutti la scaricano!

0
57

Il manager Vittorio Colao, a capo del gruppo designato a trainare il Paese fuori dall’emergenza Covid-19, al “Corriere della Sera” ha fatto presente che il 4 maggio, ormai alle porte, quattro milioni e mezzo di italiani “saranno rimessi” al lavoro nel rispetto di protocolli.

Sarà il comportamento dei cittadini, se conforme alle regole stabilite, a determinare “la robustezza del sistema” e determinarne il prosieguo.

Sempre Colao sottolinea l’importanza della disponibilità dell’applicazione tecnologica idonea a controllare la circolazione del virus, e risponde a chi teme un’intrusione nella privacy, chiarendo che il sistema prescelto non è quello centralizzato che forniva l’identità di tutti i contatti. Auspica il lancio dell’applicazione entro la fine di maggio e si augura che la maggioranza della popolazione la scarichi, altrimenti “servirà a poco”.

La domanda affiora immediata rispetto alle affermazioni del capo della task force: come si può pensare di utilizzare un sistema, che solo se utilizzato dalla quasi totalità della popolazione può risultare efficace, lasciando, come giusto che sia, la scelta agli individui se scaricare l’applicazione?

Colao confida nella spiegazione chiara e precisa ai cittadini della modalità operativa scaricata sull’App del proprio telefonino e dichiara che quando si scopre di essere contagiati: “sono io che metto dentro un codice, che rilascia una serie di codici alle persone con cui sono entrato in contatto. Tutto avviene in modo anonimo: l’individuo viene informato dal sistema, ma il sistema non sa chi sono i due, la privacy dei due individui è mantenuta. Nessuno conosce l’altro. Il sistema sanitario potrà designare l’App in modo da contattare i cittadini, ma in trasparenza”.