Arabia Saudita – Prove tecniche di civiltà: abolita la pena di morte per i minorenni

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In un Paese con il più alto tasso di esecuzione al mondo (solo nel 2019 sono state condannate a morte 187 persone), il presidente della Commissione saudita per i diritti umani ha dichiarato che un decreto reale pone fine alla pena di morte per i crimini commessi dai minori. La pena sostitutiva si concretizza in una detenzione non maggiore ai dieci anni.

Questo provvedimento rientra tra le riforme del principe ereditario Mohammed bin Salman per modernizzare il sistema ultra-conservatore dell’Arabia Saudita, soprattutto grazie alla spinta degli attivisti per i diritti umani. Risparmierà la vita a 6 uomini appartenenti alla comunità sciita, attualmente nel braccio della morte con l’accusa di aver preso parte alle proteste antigovernative durante la primavera araba, ancora minorenni.

Venti giorni fa circa, l’intera famiglia reale era affetta da Covid – 19: ben centocinquanta i membri risultati positivi. La notizia arrivava dal New York Times. Fonti sanitarie hanno ritenuto che – a fronte dei viaggi in Europa che i principi sono soliti fare – alcuni abbiano contratto il virus all’estero e lo abbiano riportato in Arabia Saudita. Il Regno, formato da circa 33 milioni di sudditi, ha confermato al 26 di aprile 1.223 nuovi casi di coronavirus in 24 ore, portando il totale a 17.522 contagi e tre nuovi decessi, con un bilancio di 139 vittime di età compresa tra i 39 e i 72 anni. Il ministro della Sanità, Tawfiq al Rabiah, aveva avvertito che ci sarebbe stato un picco del numero di casi segnalati quotidianamente per via dell’aumento dei tamponi effettuati.

L’Arabia Saudita ha parzialmente revocato ieri le restrizioni al coprifuoco imposte in tutto il Regno, pur mantenendo un blocco completo alla Mecca e nei quartieri precedentemente isolati, secondo l’ordine reale impartito del re Salman bin Abdulaziz. Per aumentare il numero dei test nel paese e la velocità di elaborazione delle analisi, l’Arabia Saudita ha firmato un accordo con la Cina da 265 milioni di dollari in base al quale Pechino fornirà a Riad nove milioni di test per individuare il coronavirus, 500 tecnici specializzati e sei laboratori. In tal modo, i sauditi saranno in grado di effettuare circa 60 mila test al giorno. Il Regno ha già acquistato test e reagenti chimici da Stati Uniti, Svizzera e Corea del Sud.