I ricercatori da Trento consigliano cautela

0
73

Uno studio dell’Università di Trento, pubblicato recentemente su Nature Medicine, prospetta fino a 70.000 decessi per il primo anno di epidemia, con una continuità per il 2021.

La ricercatrice Giulia Giordano, coordinatrice del lavoro, ha cercato di contenere la preoccupazione scaturita dall’acquisizione della notizia, spiegando che l’uso di una metodica diagnostica efficace, potrebbe modificare le previsioni.

Le informazioni prodotte dallo studio sono sicuramente un mezzo utile per adottare misure nella fase 2 in grado di intervenire con successo sul trend pericoloso.

Il modello dello studio chiamato “SIDARTHE”, prevede otto fasi di infezione e distingue le persone diagnosticate da quelle che non lo sono, e rileva l’effetto positivo del distanziamento sociale e del tracciamento dei contatti sull’andamento dell’epidemia, ma non assicura l’appiattimento della curva che rimane incerto.

I ricercatori hanno seguito l’incremento dei casi dal 20 febbraio e hanno evidenziato quanto le incertezze sulle date dei picchi pandemici trovano la loro ragion d’essere nel fatto che una precisa distinzione tra gli infetti e quelli che non sono stati diagnosticati, non c’è mai stata.

Il lockdown ha sicuramente contenuto un ulteriore aumento dei casi e dei decessi, afferma la Giordano, la ripresa necessaria dovrà essere accompagnata dalla pratica dei test sierologici, dall’esecuzione di tamponi a tappeto sull’intera popolazione e un tracciamento accurato dei contatti.

Solo in questo modo i focolai potranno essere evitati: isolando gli infetti, fornendo cure e arrestando la diffusione.