Il procuratore nazionale antmafia Cafiero De Raho, già a inizio aprile aveva manifestato la sua preoccupazione circa l’intervento della criminalità organizzata nella emergenza Coronavirus. La crisi economica generata dalla crisi sanitaria può offrire ampi raggi d’azione alle mafie, inoltre, potrebbe consentire ad alcuni capimafia, oggi detenuti in regime di 41 bis, di tornare in libertà.
Potrebbe essere il caso, secondo quanto riportato da L’Espresso, del boss palermitano Francesco Bonura per il quale il giudice di sorveglianza del tribunale di Milano ha concesso gli arresti domiciliari per motivi di salute. Bonura, 78 anni, è stato codannato a 23 anni per associazione mafiosa e il giudice, escludendo il pericolo di fuga, lo ha posto agli arresti domiciliari con divieto di incontrare pregiudicati ma con possibilità di uscire di casa, per motivi di salute anche dei familiari.
La decisione del giudice di Milano è legata alla circolare inviata lo scorso 21 marzo dal Dap a tutti i direttori delle carceri, in cui vengono invitati a “comunicare con solerzia all’autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza”, il nominativo del detenuto, suggerendo la scarcerazione, se rientra fra le nove patologie indicate dai sanitari dell’amministrazione penitenziaria, e inoltre, tutti i detenuti che superano i 70 anni e quindi circa 74 boss al 41 bis, potrebbero far ritorno a casa.
Tra questi boss figurano Leoluca Bagarella (braccio destro di Totò Riina), i Bellocco di Rosarno, Pippo Calò, Benedetto Capizzi, Antonino Cinà, Pasquale Condello, Raffaele Cutolo, Carmine Fasciani, Vincenzo Galatolo, Teresa Gallico, Raffaele Ganci, Tommaso Inzerillo, Salvatore Lo Piccolo, Piddu Madonia, Giuseppe Piromalli, Nino Rotolo, Benedetto Santapaola e Benedetto Spera. Per l’emergenza sanitaria, si trova agli arresti domiciliari anche Vincenzino Iannazzo, 65 anni, ritenuto un boss della ‘ndrangheta. Mentre attende di andare a casa anche lo storico capomafia catanese Benedetto Nitto Santapaola.

