La lettera di un anziano commuove

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L’epidemia da Coronavirus ha reso familiari due accessori, fino ad ora sconosciuti nel quotidiano: le mascherine e i guanti. Entrambi creano una barriera con le superfici con le quali si entrerà in contatto e celano le espressioni dei volti.

Nella nostra cultura il contatto e la mimica facciale rientrano nel gioco delle relazioni, e vedersene privati è certamente una novità difficile da accettare.

In questa assenza se ne aggiunge una più dura da sperimentare, ed è quella di chi si trova ad essere preda del virus e perde il contatto con tutto ciò che è familiare, in particolare la carezza di un caro.

È una vera e propria tragedia umana quella dei tanti anziani isolati nelle corsie di ospedali asettici, che se tutto va bene riabbracceranno i parenti alla fine della malattia, ma per quelli che non ce la faranno, la fine avverrà nell’anonimato di una stanza senza il contatto visivo o fisico di alcuno.

Ci sono poi gli anziani che ricoverati nelle case di cura, lontani da parenti ormai irraggiungibili, sono deceduti nella più cupa solitudine.

Un anziano signore di 85 anni, ricoverato in una Rsa e poi morto per Coronavirus, ha lasciato uno scritto pubblicato integralmente sul giornale “In Terris” di cui riporto uno stralcio, consapevole che le sue parole sono intrise di tanta amarezza:

“Da questo letto senza cuore scelgo di scrivervi, cari miei figli e nipoti. L’ho consegnata di nascosto a Suor Chiara nella speranza che dopo la mia morte possiate leggerla.

Mi è mancato l’odore della mia casa, il vostro profumo, i sorrisi, raccontarvi le mie storie e persino le tante discussioni.

Questo è vivere, è stare in famiglia, con le persone che si amano e sentirsi voluti bene e voi me ne avete voluto così tanto non facendomi sentire solo dopo la morte di quella donna con la quale ho vissuto per 60 anni insieme, sempre insieme”.

L’uomo ne ha viste tante nella sua esistenza e l’esperienza della miseria dell’infanzia, la penna con cui scrive appartiene all’unica giovane donna “l’unica persona che in questo ospizio mi ha regalato qualche sorriso, ma da quando porta anche lei la mascherina riesco solo a intravedere un po’ di luce dai suoi occhi. Non volevo dirvelo per non recarvi dispiacere su dispiacere sapendo quanto avrete sofferto nel lasciarmi”.