Scelti per voi – Quando il mare si fa grosso – di Mattia Feltri per la Stampa

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Un amico ricorda Norman Lewis e il suo libro forse più bello, “Napoli ’44”. Nessuno ha spiegato meglio il rapporto fra il Mezzogiorno e gli Alleati, ed esilarante è il passaggio in
cui Lewis racconta di un latifondista svitato, vicino alla camorra rurale, che si credeva la reincarnazione di Garibaldi e battezzò il suo partito Forza Italia.

Così va la vita. In questi giorni di clausura e frugalità, che soffro relativamente perché amo il silenzio, le baite isolate, il mare d’inverno, e leggo con un sospiro gli inviti al ritorno ai costumi rurali contro i guasti epidemici della modernità, mi è venuto alla memoria “Niente da dichiarare”. Lewis cercava un posto tranquillo, pressoché desolato, dove scrivere in santa pace. Finì a Farol, un paese spagnolo raggiungibile col mulo, senza guardie e senza medico, abitato da quattro pescatori in grado di mettere assieme, nei giorni buoni, un pesce e una zuppa.

Un giorno a Farol arrivò il ventesimo secolo: si progettarono ville, campi da golf, spiagge attrezzate e Lewis se la svignò. Gli indicarono un’isola dove non c’era energia elettrica
e l’acqua si portava a casa dal fiume con la botte, rane comprese. Gli parve un sogno. L’isola si chiama Ibiza. Lì gli uomini assumevano afrodisiaci a base di interiora di rettili, le
donne invocavano Allah e dopo il tramonto restava in giro qualche gatto. Finché, nello stupore degli indigeni, si costruì un aeroporto. E anche a Ibiza arrivò il ventesimo secolo. Che fine faranno i pescatori? – chiese Lewis a uno del posto. Spariranno, rispose quello: guadagneranno dieci volte tanto portando i turisti in barca, e smetteranno di morire
quando il mare si fa grosso.