Coronavirus – A confronto con Gina Amarante

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Gina Amarante è una giovane attrice, che ho incontrato in occasione di una giornata particolarmente bella in una scuola nella periferia napoletana dove i libri, grazie alla Contrappunto House of Book di Rosa Gargiulo, erano i protagonisti e Gina la madrina.

Nota al pubblico per il ruolo di Maria nella fortunata serie “Gomorra”, ha partecipato a diverse serie e pellicole televisive (Un posto al sole, Furore, Non dirlo al mio capo) e ha girato lo spot della Tim Vision.

Autrice insieme a Antonio De Rosa del bel cortometraggio “Come tu mi vuoi” libera una sensibilità artistica che conferisce ai personaggi quella forza espressiva che li rende sempre credibili.

Le ho chiesto di raccontarmi cosa pensa e come sta vivendo questo periodo che tutti abbiamo difficoltà a decifrare, e con entusiasmo ha risposto.

  Beh in questa situazione a volte pensare può fare paura e spaventata a volte lo sono anch’io.

 Queste sono giornate che ci trascinano in un incessante vortice di emozioni diverse e in contrasto tra loro e non sempre riusciamo a gestirle.

 Si alterna il pessimismo a picchi di ottimismo: ci sono giorni in cui mi sento piena di energia, creatività e voglia di imparare e allora scrivo, dipingo, canto, altri in cui, non nego, durante i quali vorrei soltanto aprire gli occhi e scoprire che tutto è finito.

Però so benissimo di essere fortunata, ho accanto la mia famiglia a casa con me, ho splendidi amici che sento tutti i giorni e che sento ancora più vicino,  ho una nipotina in arrivo e questo mi permette di vedere spesso il bicchiere mezzo pieno ma questa è una sofferenza che coinvolge tutti in maniera indistinta e non c’è e non deve esserci più spazio per l’egoismo, l’incoscienza, la superficialità ,oggi anche una parola può fare la differenza, può essere estremamente benefica quanto letale e dobbiamo provare con tutti noi stessi a non sbagliare, a non ferire, non ce lo possiamo permettere.

Mai come in questo momento abbiamo bisogno di empatia ma nel vero significato profondo della parola, provare a stare dentro le persone, dentro i loro sentimenti tristi o felici che siano.

Lo so, è come se la nostra ricerca di felicità avesse ricevuto una brusca e violenta battuta d’arresto, e non sapere quando durerà ci spaventa, talvolta ci immobilizza.

Non so se quando finirà tutto questo saremo le stesse persone, se cambierà il nostro modo di vivere noi stessi e quello di vivere gli altri ma spero tanto che saremo migliori, che daremo veramente importanza e valore ad ogni singola cosa soprattutto al valore profondo della mancanza.

 A me manca tanto il mio lavoro, forse uno dei più colpiti perché non c’è alcun modo di farlo mantenendo tutte le misure necessarie a proteggerci e a volte questo pensiero mi travolge e mi terrorizza.

 In questa situazione ognuno ha le sue paure, scopre le sue debolezze ma anche le sue forze e dobbiamo provare a lottare per tenere vive queste ultime perché ce la dobbiamo fare e io credo che l’umanità sia più forte di questo nemico, l’umanità può salvarci.

Immaginare la fine a volte mi aiuta, immagino di scendere di casa e incontrare lo sguardo di tutti, anche quello di persone che non conoscevo ma che riesco a riconoscere, immagino di vedere nei loro occhi la mia stessa felicità il mio stesso sollievo, leggo che ce l’abbiamo fatta.

 Immagino un momento di lunghissimo silenzio in cui non serviranno le parole, basteranno le emozioni, quelle belle, a farci sentire finalmente di nuovo vivi e al sicuro.

Ma fino ad allora dobbiamo tenere duro e dobbiamo proteggerci a vicenda.