Duecento euro per il ‘kit infettivo’, cioè per mascherine e guanti utilizzati dai necrofori, 950 euro per un funerale che non c’è mai stato e 560 euro per l’’uscita della salma dal Comune di Milano’. Tre voci comprese nella nota spese firmata dalle pompe funebri – totale 4500 euro compresa la cremazione – che fanno arrabbiare Mara ed Elisabetta Bertolini, figlie di Carlo, morto a 75 anni col coronavirus l’8 marzo a Cremona.
“È successo anche ad altre persone che conosciamo, i cui cari sono morti in ospedali tedeschi, a cui sono stati applicati anche prezzi più alti. Sono scioccati come noi. Chiediamo alle istituzioni di farsi carico di queste spese – spiegano all’AGI – questo è un conto decisamente salato e ci sentiamo lasciati soli, come tanti altri, a pagare le lacune di uno Stato che decide per te e in più ti restano da pagare i danni di una tragedia che neppure nei tuoi peggiori incubi avresti pensato potesse accadere”.
“Papà – racconta Mara – era ricoverato all’ospedale di Cremona e poi è stato trasferito al Niguarda di Milano. Lì un medico ci ha detto che era subentrata un’insufficienza renale e la situazione era molto grave, così, in via eccezionale, ci è stato consentito di andare a vederlo da fuori, a venti metri di distanza. Potevamo solo supporre che ci fosse anche lui assieme alle altre 4 persone ricoverate, impossibile riconoscerlo. Due giorni dopo siamo stati chiamati dalla camera mortuaria del Niguarda che ci chiedeva cosa fare della salma. Siamo rimasti allibiti, nessun medico ci aveva ancora comunicato il decesso”.

