L’EDITORIALE – NOVANTESIMO MINUTO, PARDON IL BOLLETTINO GIORNALIERO, CAMBIA FORMAT

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Era una specie di Novantesimo Minuto dell’epidemia. Ci mancherà, forse. L’appuntamento-confessionale della Protezione Civile, quello delle sei di sera, perde la cadenza quotidiana. Due puntate a settimane per Borrelli e gli illustri medici accanto, solo lunedì e giovedì. Però ci sarà sempre Arcuri un paio di mattinate a settimane e ci sarà sempre il meglio degli scienziati medici italiani in altre due mattinate della settimana.

Oltre alla cortesia di Borrelli, in questi mesi abbiamo conosciuto l’eleganza virtuosa di Locatelli, la superiorità d’approccio di Brusaferro, il pane al pane di Rezza, i primi approcci di Ricciardi, gli altri comprimari, la signorina dei segni.

Come mai si cala con gli appuntamenti, vi chiederete. Prendiamolo come un buon segno, all’inizio della crisi epidemica, se ricordate bene, gli appuntamenti giornalieri erano addirittura due, il primo alle 12. Si generò troppo allarmismo…

Magari con due appuntamenti a settimana si entra nella fase 2 almeno sotto l’aspetto della comunicazione, che strada facendo s’è impelagata in ipotesi varie e nel non riuscire compiutamente a rispondere a giornalisti sempre più incalzanti, che mettono in discussione cifre, che chiedono quando e come si riaprirà.

Ecco allora la quarantena del bollettino, tra buoni auspici e calo delle parole per lasciar posto a studi e fatti. In ogni caso i virologi non spariranno. Burioni ha il posto fisso da Fazio, Galli appare ovunque, la Capua quasi. E quando c’è bisogno di una voce contraria, è sempre pronto il Tarro d’annata.

Quando morì Paolo Valenti, toccò a Nando Martellini aprire la trasmissione successiva di Novantesimo Minuto e assolvere all’ultimo desiderio di Valenti, cioè comunicare a tutti che lui era tifoso della Fiorentina. Visto che Novantesimo Epidemia si può dire chiuso o quasi, magari qualcuno avrà il coraggio di dire apertamente che i numeri sono largamente inferiori al fenomeno e di prendere per il bavero politici vari che pensano all’industria e all’economia – legittimamente – prima di preoccuparsi dell’emergenza sanitaria purtroppo ancora in corso.