L’Osservatorio “Mutamenti sociali in atto Covid-19” fotografa l’Italia di questi giorni e ne traccia i contorni.
Il progetto nasce dal lavoro in sinergia dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e la Fondazione Movimento Bambino ONLUS.
Lo studio considera la condizione abitativa, relazionale e lavorativa dei soggetti interessati, con particolare attenzione all’analisi delle attività quotidiane, l’uso di internet e l’iperconnessione, la violenza domestica, la fiducia nel sistema e lo stato psicologico.
I dati emergenti rilevano che il 13% del campione di individui considerato vivono sole, il 73,1% ha un partner e il 56,7% di questa percentuale vive nella stessa abitazione.
La metà del campione vive con almeno 2 o 3 persone, il 49,3% lavora a tempo pieno e il 24,9% si ritrova in una situazione in cui il lavoro è sospeso.
Il titolo di studio rappresenta un mezzo che permette la conservazione del posto di lavoro, nello specifico: due persone su dieci temono di ritrovarsi in cassa integrazione; più di una su dieci di perderlo.
In 4 casi su dieci c’è la consapevolezza di dover sostenere significative perdite economiche, e il timore di avere difficoltà a fare la spesa nei giorni a seguire riguarda 3 persone su dieci, in particolare al centro e al sud Italia.
La maggioranza delle persone e in percentuale maggiore chi ha un titolo di studio medio-basso, sente il peso di una situazione per il futuro incerta, in particolare le donne (44,9%) rispetto agli uomini (31%).
L’assenza di contatti sociali si traduce in un aumento degli stati depressivi, in disturbi di tipo alimentare o legati all’abuso di alcool, e al ricorso in modo eccessivo del digitale.
Anche i minori vivono una situazione di disagio: i dodicenni avvertono il distacco dai coetanei per il 64,5% e dai nonni per il 47,5%. Aumenta in modo indiscriminato l’uso di internet per gioco (33,5%) e per la comunicazione (19,2%).

