Bisognerebbe guardare al volto di don Peppino De Luca quando consegna pacchi alle tante famiglie in difficoltà che si rivolgono a lui, alla parrocchia, alle associazioni e ai singoli volontari che gli ruotano attorno. Volto stanco ma sereno, soddisfatto per aver fatto qualcosa, grande e piccolo che sia, per l’immenso esercito di nuovi poveri che il Coronavirus, con le conseguenze socio-economiche, ha alimentato. E’ la Scafati solidale, di gente semplice, persino multi-etnica, va al di là di ogni credo religioso e politico, universalmente laboriosa, anche quando s’arrangia.
L’altro giorno, restando in città, ha colpito particolarmente l’appello-video pasquale di Mimì D’Aniello, il Tormentone, sportivo e cuoco da sempre, Ciavarro lo chiamavano da giovane. Da lui si gusta carne sopraffina e non solo. Ora è chiuso. Ma resta aperto ai problemi della gente come lui. Chiuso solo come attività. Per il resto aperto e con lo stesso lancio di quando faceva l’Angelo Manna di Canale 3. Erano decisamente altri tempi, un’altra Scafati, che già cominciava ad allargarsi negli abitanti e nelle etnie, quelle dei paesi vicini e i primi insediamenti stranieri. Ma era una Scafati a misura d’uomo, di famiglie, della villa comunale gioiello, del tabacchificio, del Sarno compromesso ma non ancora letale, di commercianti che ti lasciavano parlare e parlavano, soprattutto di tradizioni sentite dalla città in ogni rione o quartiere, dall’alta società e da quella che non alta era allora e certamente non alta è manco oggi che i tempi son diventati quelli che sappiamo.
Poi ci sono gli altri volti. Le professionalità medico e infermieristiche dello Scarlato. Qui il virus c’ha messo lo zampino. Ha ridestato dal sonno che pareva eterno una struttura antica ma ridotta a poca cosa dal disastro sanitario regionale degli ultimi decenni. Certo c’è da vigilare sulla sicurezza generale quando un ospedale dedicato Covid spunta da un momento all’altro. Ma c’è la consapevolezza, nei ragionamenti per il futuro, che lo Scarlato possa diventare, anzi ridiventare, l’ospedale capace di servire un’intera comunità allargata ai confini vesuviani. Altri posti in Pronto Soccorso, altri reparti magari aggiunti.
Ogni crisi può nascondere un’opportunità, nel privato e nel pubblico, basta saperla coglierla. Scafati ha le potenzialità per risalire la china sotto tanti aspetti, diventando, non solo per numero di abitanti ma per vocazione storica, la città che può alzare la voce nelle giuste sedi e chiedere per l’Agro intero maggior attenzione, miglior rappresentanza.
Torniamo per un attimo a don Peppino, bisogna consegnare ancora, non perdiamo tempo in chiacchiere scritte o dette. Uagliù sta passando un’altra giornata
La storia della città racconta di tante volte con testa rialzata. Scegliamo la più antica per dare l’idea. Cum ergo ad fluvium Sarni, ubi Scaphatum dicitur, pervenissent. Deinde turris, quae erat in praefato flumine, quod Scaphatum dicitur, continuo turricolis. Quam ob rem comes Ranulphus, non pauco costipatus numero galearum, ad praememoratum Scaphatum pergit.

