In piena e continua emergenza sanitaria, in un comune che vanta una nutrita comunità magrebina da decenni e decenni, dove vivono generazioni e generazioni di scafatesi di origini marocchina, il sindaco di Scafati pubblica un avviso rivolto a una specifica comunità etnica nel quale stila un elenco di norme igieniche da seguire che valgono per l’umanità intera senza distinzioni di sesso, razza e religione.
Come se non bastasse, la chiosa di questo avviso ufficiale che tanto rumore ha fatto, riguarda il Ramadan. Il sindaco scrive: “E’ fondamentale che tutta la comunità magrebina della Città di Scafati, anche in prospettiva dell’imminente avvio del periodo sacro del Ramadan per i credenti islamici, si attenga scrupolosamente a quanto sopra riportato (elenco di norme igieniche e comportamenti da assumere causa pandemia), in quanto misure essenziali per il contenimento dell’emergenza epidemiologica.”
Il Ramadan? E qual è il nesso tra il mese sacro di digiuno per gli islamici e il Coronavirus? Forse il sindaco di Scafati non è a conoscenza che nelle cerimonie religiose islamiche sono obbligatorie le abluzioni rituali. E se l’intenzione del Primo cittadino è la tutela di una precisa comunità come quella magrebina, perché ha atteso oltre un mese (il primo DPCM risale all’8 marzo) per comunicare loro norme e regole nuove di comportamento da seguire?
Pensare di combattere la pandemia di Coronavirus a suon di report numerici, forse, non è la migliore delle strategie da mettere in campo.

