Gianni Rodari – A 40 anni dalla sua morte: “Tutti gli usi della parola a tutti, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”

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Cento anni dalla nascita di Gianni Rodari (23 ottobre 1920) e quarant’anni dalla sua morte proprio oggi 14 aprile 2020.
Una cifra, per entrambe le ricorrenze, che ha dell’incredibile per quanti lo conoscono attraverso i suo libri che raccontano, ogni giorno, di anno in anno, una realtà sempre attuale. Quei sentimenti lucidamente descritti da Rodari sono ancora veri, vivi, e nella loro geniale semplicità – che non significa banalità – consentono al lettore di rispecchiarsi in essi, di riviverli. Quelle che Rodari ha scritto, insomma, sono storie moderne incastonate come preziosi gioielli in una forma ‘classica’: universale, eterna, perfetta.

Il 23 ottobre del 2019 sono iniziati ufficialmente i festeggiamenti per i 100 anni dalla sua nascita. Un anno pieno di ricordi e iniziative per omaggiare la creatività del più importante autore della Letteratura per l’infanzia. Un anno di storie, filastrocche, articoli di approfondimento, materiali scaricabili per insegnanti, poster stampabili, quiz e tanto altro per un anniversario speciale che, proprio per questo, è partito con un anno di anticipo scegliendo come protagonista assoluta la fantasia.

Gianni Rodari è stato un maestro elementare, clandestino, giovane partigiano, giornalista, autore (irriverente) di libri per ragazzi. Un maestro di fantasia, uno scrittore di fiabe, un pensatore libero. Alla richiesta di alcuni studenti di presentarsi, ol maestro Rodari dipinse di se un ritratto di parole: “Sono nato a Omegna, sul lago d’Orta in provincia di Novara, nel 1920. Ho cominciato, per caso, a scrivere per i bambini tra il 1948 e il 1950, sul quotidiano su cui lavoravo, perché si voleva fare una pagina per le famiglie, la domenica, e a me vennero in testa delle storielline divertenti. Ora scrivo per i bambini perché mi sono appassionato a questo lavoro; perché mi vengono in testa sempre nuove storie; perché spero di riuscire a far ridere qualcuno e anche aiutarlo a capire il mondo; perché me lo chiedono. Quando scrivo le mie storie? Dopo averle pensate e fantasticate tanto tempo, con pazienza, anche dopo anni…”.

Nel 1970 Rodari vinse il Premio ‘Hans Christian Andersen’, considerato il Nobel della Letteratura per l’infanzia. Il suo auspicio era poter portare: “Tutti gli usi della parola a tutti, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.

Gianni Rodari è il sesto autore italiano più tradotto nel mondo, i suoi libri di favole e di racconti hanno la delicatezza di un fanciullo e un’acuta quanto sensibile intelligenza. Le sue storie pullulano di ‘bellezza’ di vario genere e sono intriganti quando raccontano l’Italia del secondo dopoguerra. Lavoratori tranquilli, bambini distratti e bambine di cristallo, capi che si sciolgono al sole, coccodrilli sapienti, postini che sollevano navi e anfiteatri, uomini che si trasformano in pesci si sostituiscono agli animali, ai boschi, ai castelli fatati o alle streghe cattive. Nei lavori editoriali di Rodari, tra le righe, le pagine, torna sempre e costante una domanda che nel lettore non può che sorgere sopontanea: “Che cosa succederebbe se…”. La sua ricchissima produzione letteraria ha spesso ispirato anche il cinema. Su tutti ‘La frecci azzurra’ ha lasciato il segno. Diretto da Enzo D’Alò (1996) che rivisita Rodari, sulle note di una magica colonna sonora composta da Paolo Conte, si narra delle disavventure della Befana (voce di Lella Costa), ingannata dal perfido assistente dottor Scarafoni (voce di Dario Fo) che la fa ammalare per sostituirsi a lei e vendere i giocattoli ai bambini ricchi anziché regalarli a tutti, e di magici giocattoli che si animano e si ribellano per la felicità di tutti i bambini e del piccolo orfano Francesco che potrà finalmente volare sulla sua Freccia Azzurra.

Traumatizzato dalla perdita di due dei suoi migliori amici e dall’internamento del fratello presso un campo di concentramento nazista in Germania, prese contatti con la Resistenza lombarda quindi si avvicinò al Partito Comunista Italiano a cui si iscrisse il 1º maggio 1944.
Dopo la Liberazione del 25 aprile 1945 iniziò la carriera giornalistica in Lombardia fino ad approdare, due anni più tardi a ‘L’Unità’ di Milano, su cui, ancora due anni più tardi, iniziò a curare la rubrica ‘La domenica dei piccoli’. Nel 1950 lasciò si trasferì nella Città capitolina  dove fondò e diresse, con Dina Rinaldi, il giornale per ragazzi ‘Pioniere’ (settimanale dell’API, Associazione Pionieri d’Italia), con cui collaborò fino alla cessazione della pubblicazione. Nel 1951, in piena guerra fredda, dopo la pubblicazione del suo primo libro pedagogico ‘Il manuale del Pioniere’, venne scomunicato dal Vaticano, che lo definì “ex-seminarista cristiano diventato diabolico”.
Per tale motivo, le parrocchie bruciavano nei cortili il ‘Pioniere’ e i suoi libri. Fondò ‘Avanguardia’, giornale nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana e nel 1956, tornò, chiamato da Pietro Ingrao a L’Unità fino al dicembre del ’58.

Rodari era un anticonfromista. Nell’Italia del dopoguerra, segnata da forti passioni politiche e da un diffusa coscienza civile, riuscì, attraverso la scrittura – unica ‘arma’ a disposizione – a travalicare i confini della Letteratura per ragazzi, che fino a quel momento aveva visto come sua massima espressione il libro ‘Cuore’, superando anche la retorica carducciana.

Prossimi alla Festa della Liberazione del 25 aprile, riportiamo una celebre poesia di Gianni Rodari: “La madre del partgiano”

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.