Primo Levi – L’attualità a 33 anni dalla scomparsa: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”

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Posò per sempre la sua ‘penna’ l’11 aprile del 1987 quando, senza vita, il suo corpo fu ritrovato alla base della rampa delle scale di casa sua a Torino, in corso Re Umberto 75. Si trattò di una caduta, qualcuno ha ipotizzato un suicidio ma quest’ultima probabilità nel corso degli anni è stata abbastanza screditata, in quanto alcun segno lo scirttore diede pieno com’era in quel periodo, di mille progetti per il futuro.

Primo Levi nacque a Torino nel 1919, la sua famiglia era di origini ebraiche. Laureato in Chimica, partigiano antifascista, fu arrestato nel ’43 dai fascisti in Valle d’Aosta. Venne prima mandato in un campo di raccolta a Fossoli e l’anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Sopravvissuto al lager, fece ritorno in Italia, dedicandosi con impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite. L’esperienza nel campo di concentramento lo segnò profondamente.

Racconti, memorie, poesie, saggi, romanzi… Primo Levi è considerato, soprattutto nel mondo anglosassone, il più grande scrittore italiano del Novecento.
Il suo esordio letterario è un memoriale che testimonia la sua prigionia ad Auschwitz, un classico della letteratura mondiale.
“Se questo è un uomo”, apparso nel 1947 è tra i testi più tradotti al mondo, la testimonianza di un sopravvissuto ai lager nazisti nella quale per lunghi passaggi l’autore ma prima ancora il testimone scompare, lasciando ai lettori il senso più intrinseco della cronaca: minuti, giorni, eventi tragici. Era l’Olocausto.

Nell’introduzione all’opera letteraria, inserita postum nell’edizione del ’58, si dice a proposito del libro: “Esso non è stato scritto allo scopo di formulare nuovi atti di accusa; potrà piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano“. La scrittura di Primo Levi diventa dunque una voce guida in quello spazio oscuro e profondo mai toccato dall’uomo. Una sorta d’inchiesta su come persone normali arrivino a trasformarsi in crudeli aguzzini. Dilemma che Levi riprende nella sua ultima fatica editoriale, edita nel 1986 dal titolo ‘I sommersi e i salvati’: un’estrema riflessione, forse un testamento ma anche un monito che allerta il lettore su come e quanto sia facile per ognuno di noi, cedere alle pressionì dell’ambiente circostante e praticare una violenza inutile che ha come unico obiettivo l’umiliazione del proprio simile.

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.

Durante quei tragici giorni, di fronte all’orrore della Shoah, il suo rapporto con la religiosità viene meno: “…Io, il non credente, e ancor meno credente dopo la stagione di Auschwitz… E ancora: “C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo.“, dichiarò in un’intervista. Da ateo restò comunque vivo il suo interesse alla cultura e alla tradizione ebraica.

Tra il primo e l’ultimo libro di Primo Levi, trova spazio uno del ’63, “La Tregua”. E’ la storia del suo ritorno da Auschwitz attraverso un’Europa ridotta in macerie, un’odissea di quasi dieci mesi. L’incubo del “campo” è quindi solo una tregua, non ci si libera di quell’orrore neanche a casa. E’ una paura che scorre nel sangue e che accompagna i sopravvissuti per tutta la loro esistenza.

Studiando l’animo umano, l’essenza di Primo Levi diventa protagonista assoluta: un chimico che attraverso la letteratura manifesta la sua indole di scienziato. Parole precise e piene, mai una di troppo, mai una sbavata che avvicinano la scrittura di Primo Levi a quella di Italo Calvino in termini di tecnica. Uno stile e uno studio costruiti però sulla propria pelle, come nei continui sforzi di capire i tedeschi, studiarne la cultura, tornare in Germania e ricevere anche l’impagabile riconoscimento dai primi lettori tedeschi di “Se questo è un uomo”, che gli chiedevano perdono e volevano che il suo libro fosse diffuso in Germania.

Ma la grandezza letteraria di Primo Levi non si misura solo su temi della guerra o del lager. Tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta, la produzione letteraria cambia con “Il sistema periodico”, una raccolta di 21 racconti in cui l’autore ripercorre momenti della sua vita associando ciascun episodio a un elemento chimico. “La chiave a stella” è la storia di un trasfertista montatore, “Storie naturali” racchiude racconti di scienza e fantascienza.

Lo spessore prima umano e poi letterario di Primo Levi si evince anche dalle poesie. Una fra tante dimostra il potere della parola e la necessità della memoria:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.