Ombre sulle procedure e le tempistiche dei controlli a Cava de’ Tirreni per l’effettuazione dei tamponi. È polemica dopo il decesso del medico di base, Antonio De Pisapia, spirato lunedì all’ospedale “Ruggi” di Salerno a 64 anni: il dottore prima del ricovero ospedaliero era rimasto a casa almeno tre giorni in attesa dei test. A riaccendere i riflettori sui ritardi negli accertamenti fatti sul professionista cavese è stata l’altra figlia dell’uomo, residente a Solofra, che in un post social ha denunciato di non essere ancora stata sottoposta al tampone faringeo. «Oltre il danno anche la beffa, mio padre è morto e devono ancora farmi il tampone», racconta la donna su Facebook. «Sono stata una ragazza responsabile, mi sono tenuta lontana da mio padre ed è stato molto difficile, spero che potrà perdonarmi per questo. Adesso penso che avrei potuto rischiare, infrangere le regole per averlo potuto riabbracciare un’ultima volta. La mia responsabilità mi ha salvata e mi ha permesso di poterlo salutare solo adesso che non c’è più. Credevo di aver già conosciuto il dolore e di aver subito tante cattiverie ma Dio ha voluto anche questo per me».

