Quelli che passano per via Dentice e vedono un’ambulanza ferma e cominciano a chiedersi. Quelli che qualche metro avanti scorgono il vecchio palazzo con un tricolore al piano terra. Quelli che sul ponte di Liporta ripensano ai primi anni di vita. Quelli che con la mascherina stanno meglio rispetto a quando esibiscono la propria faccia. Quelli del panaro della solidarietà in funzione sotto il palazzo della Posta Centrale. Quelli in attesa di entrare alla Posta e non sono propriamente distanziati. Quelli della Seta che tu conosci da sempre, che fanno un lavoraccio e ti salutano con un sorriso che tu ricambi con o senza parole. Quelli che vanno nel sottopassaggio sempre disprezzato e che ora ammirano i disegni e la libertà che contengono e che quando salgono le scale vedono la luce come quella che di solito sta in fondo al tunnel. Quelli che sempre ringraziano la presenza istituzionale dell’edicola Civale. Quelli in fila dal fruttivendolo o alla succursale delle Poste. Quelli che inaugurano di questi tempi una nuova attività.Quelli che leggono i manifesti funebri per capire quanti morti non hanno potuto salutare.










