Buon compleanno Scalfari! Un pezzo di storia vivente del giornalismo e della cultura del nostro Paese

0
92

96 anni per Eugenio Scalfari oggi. Figura poliedrica, è giornalista e scrittore e filosofo. Insieme ad altri contribuì alla fondazione del settimanale L’Espresso ed è fondatore del quotidiano La Repubblica. Le sue analisi in materia di politica ed economia sono entrate, nel corso degli anni, nelle case degli italiani sostenendo e reggendo scontri anche feroci che hanno ‘salvato’ la dialettica politica e democratica di questo Paese. Non sempre dalla parte giusta, non senza mai cadere in qualche logica ‘giacobina’, ma tenendo sempre alto il valore del confronto democratico e dello spirito critico.

Da ateo Scalfari è animato da una forte e profonda spiritualità che gli consente di interfacciarsi, non marginalmente, con un mondo apparentemente lontano senza mai restare alla porta: non è una caso abbia incontrato il Papa, non è un caso lo abbia intervistato e non è un caso che Papa Francesco abbia ‘eletto’ Eugenio Scalfari a suo interlocutore laico.

Nel luglio del 2017, prima di partire per le vacanze, il giornalista Scalfari intervista il Papa a Santa Marta. Uno scambio di sentimenti, idee, analisi sulla Chiesa e sul mondo che riporta in parte sul quotidiano da lui fondato e, al di là di ogni possibile o meno polemica su alcune delle dichiarazioni che il papa gli avrebbe rilasciato, Scalfari scrive un passaggio chiave che bene e sinteticamente può spiegare il rapporto tra l’ateo e la spiritualità: “Naturalmente sa che io sono non credente, ma sa anche che apprezzo moltissimo la predicazione di Gesù di Nazareth che considero un uomo e non un Dio. Proprio su questo punto è nata la nostra amicizia. Il Papa del resto sa che Gesù si è incarnato realmente, è diventato un uomo fino a quando fu crocifisso. La “Resurrectio” è infatti la prova che un Dio diventato uomo solo dopo la sua morte ridiventa Dio.

Scalfari come Norberto Bobbio e Italo Calvino, accomunati da una stessa matrice culturale, ha saputo da laico aprirsi a quel ‘mistero’ declinandolo nell’etica dell’impegno civile e politico.
Tanto memorabili quanto discusse sono le sue inchieste portate avanti negli anni come giornalista e direttore; una tra le tante è quella che denunciava, quando era direttore de L’Espresso, il possibile colpo di stato definito “Piano Solo” a metà degli anni Sessanta e che gli stava costando la galera. Fu salvato dalla immunità parlamentare in quanto, nel frattempo, era diventato deputato indipendente nelle fila del PSI.
Insomma, un uomo e un intellettuale complesso, da molti che lo conoscono, definito un narciso, eppure indiscutibilmente un pezzo di storia vivente del giornalismo e della cultura degli ultimi cinquant’anni del nostro Paese.